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Legge di stabilità 2015 – il TFR in busta paga

Legge di stabilità 2015 – il TFR in busta paga

Dipartimento Diritti

Legge di stabilità 2015   TFR in busta paga

La Legge di Stabilità 2015 prevede la possibilità di avere mensilmente per tre anni  in busta paga il TFR maturato da gennaio 2015.

La richiesta per avere il TFR  è volontaria, ma la domanda una volta fatta è irrevocabile per tutto il triennio.

La domanda può essere fatta dal dipendente privato che sia stato assunto da almeno sei mesi presso lo stesso datore di lavoro. Sono esclusi i collaboratori domestici, i lavoratori agricoli, i dipendenti di aziende in crisi ed i dipendenti pubblici.

La disposizione vale per il periodo 1 gennaio 2015 con pagamento da marzo prossimo, con effetto retroattivo, e termina nel giugno 2018.

Possono chiedere il TFR in busta paga anche coloro che attualmente sono iscritti ad una forma di previdenza complementare ( Fondo chiuso, aperto o Pip).In tal caso la propria posizione è alimentata solo dal contributo del lavoratore, del datore di lavoro e dai rendimenti finanziari.

Il TFR accumulato precedentemente rimane dov’è ( Azienda, Fondo Tesoreria Inps, Fondo pensione).

Approfondimenti

E’ indubbio che incassare e trasformare, per un periodo limitato di tempo, il trattamento di fine rapporto (TFR) in una parte integrativa della retribuzione, può risultare utile per far fronte alle spese primarie di breve termine e forse per determinare un incremento dei consumi. Tuttavia le conseguenze di questa scelta devono essere comprese in maniera chiara.

Come viene tassato il TFR ?

Se decidiamo di chiederlo in busta paga il TFR si somma al nostro imponibile fiscale e verrà applicata l’aliquota di tassazione ordinaria.
Qualora gli accantonamenti di TFR non siano destinati ai fondi pensione, al suo montante lordo viene applicato secondo le regole ad oggi vigenti una tassazione che può oscillare tra il 24% e il 30%.Non si somma all’imponibile fiscale.
Il TFR destinato ai fondi pensione viene invece tassato tra il 15% e il 9% a secondo degli anni di iscrizione al fondo. Non si somma all’imponibile fiscale.

E se ricorro all’anticipo del TFR?

Prima di decidere se conviene o no chiedere il TFR in busta paga, come previsto dalla legge di stabilità,  il lavoratore deve verificare e monitorare la propria posizione previdenziale. Potrebbe infatti essere più conveniente qualora fosse effettivamente necessario ricorrere al TFR, optare  per la richiesta di un’anticipazione delle prestazioni maturate.

Tutti i lavoratori privati dopo 8 anni di lavoro possono richiedere il TFR maturato in azienda o nei fondi pensione per acquisto prima casa o per motivi sanitari , l’anticipo corrisponde al 70% del maturato se richiesto in azienda e al 75% se richiesto al fondo pensione.
Gli iscritti a un fondo pensione, hanno anche un ulteriore possibilità di anticipazione, infatti,  possono richiedere senza dover presentare giustificazioni, sempre dopo otto anni di contribuzione, sino a un massimo del 30% della posizione accumulata. Un’erogazione del genere, sotto un profilo finanziario, potrebbe  produrre per il lavoratore gli stessi effetti del TFR in busta paga (un incremento, cioè, del reddito netto disponibile). La tassazione del TFR in questo caso rimane a tassazione separata.
In questo caso va quindi ponderato che mentre il TFR in busta paga sarà, infatti, tassato come reddito da lavoro dipendente, sulla base, cioè, dell’aliquota marginale personale, l’anticipazione è tassata separatamente e sarà pari  a un’aliquota del 23%circa.

Esempio di calcolo

Il TFR annuale si calcola dividendo il proprio reddito lordo per 13,5. supponiamo che il nostro reddito sia di € 20.000  lordo (20.000/13.5=1.481 euro) pagando circa € 399 di tassazione Irpef annue , ricevendo circa 90 euro netti al mese.
Se decidiamo di prenderli in busta paga il nostro reddito annuo salirà a 21.480 aumenterà anche l’ISEE e si possono perdere le agevolazioni come asilo nido o mensa scolastica, aumentando l’imponibile inoltre potremmo avere diminuzione di  assegni e detrazioni familiari.
Se invece abbiamo un reddito di € 27.000  il TFR lordo sarà pari a  € 2.000 annuo; l’imponibile sale a € 29.000 e aumenta il nostro scaglione di reddito dal 27 al 38% sulle eccedenza. pagheremo cioè € 650 in più di tasse annue, ricevendo circa 112 euro in più al mese.
Se abbiamo possibilità dell’anticipo dal fondo pensione dopo 8 anni su un montante di circa 10.000€ possiamo avere € 3.000 tassati al 23%. Se richiediamo i € 2.000 la tassazione sarà pari a 450 euro e non si sommerà al nostro imponibile fiscale, paragonati a somme mensili sarebbero € 130 circa al mese.

Rivalutazione dei rendimenti

La legge di stabilità ha modificato anche la  rivalutazione del TFR che prima veniva  tassata con un’aliquota dell’11%. Dal 1.1.2015 per chi decide di tenersi il TFR in azienda (o all’INPS), la rivalutazione sarà tassata con aliquota del 17% .
Lo stesso atteggiamento è stato fatto per i fondi pensione anche se in maniera non consona visto che la tassazione sui rendimenti decorre dal 1/1/2014.

Infatti l’aliquota fiscale sui rendimenti finanziari dei fondi pensione a decorrere dal 1.1.2014, viene elevata dall’11,5 al 20%. Sono esclusi coloro che hanno già avuto il riscatto della propria posizione.
Bisogna tener presente che l’aliquota ordinaria sui rendimenti finanziari è del 26%, quella sui BOT del 12.5% .

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