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D.Legge 28.01.2019, n. 4 Reddito di cittadinanza e di pensioni. (GU n.23 del 28-1-2019)

D.Legge 28.01.2019, n. 4 Reddito di cittadinanza e di pensioni. (GU n.23 del 28-1-2019)

DECRETO-LEGGE 28 gennaio 2019, n. 4
Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di
pensioni. (19G00008)
(GU n.23 del 28-1-2019)
Vigente al: 29-1-2019
Capo I
Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di prevedere una misura di contrasto alla poverta’, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale volta a garantire il diritto al lavoro e a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura mediante politiche finalizzate al sostegno
economico e all’inserimento dei soggetti a rischio di emarginazione nella societa’ e nel mondo del lavoro e garantire cosi’ una misura utile ad assicurare un livello minimo di sussistenza, incentivando la
crescita personale e sociale dell’individuo;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di prevedere la semplificazione del sistema di assistenza sociale al fine di renderlo certo ed essenziale con l’obiettivo di una ridefinizione del modello
di benessere collettivo;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di dare corso ad una generale razionalizzazione dei servizi per l’impiego, attraverso una riforma complessiva delle strutture esistenti nonche’ ad una piu’
efficace gestione delle politiche attive;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di dare attuazione a interventi in materia pensionistica finalizzati alla rivisitazione del sistema vigente e all’introduzione di ulteriori modalita’ di
pensionamento anticipato anche mediante l’immanenza nel sistema di misure gia’ adottate;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di creare misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di intervenire sugli assetti organizzativi degli istituti previdenziali pubblici al fine di una piu’ efficace e razionale redistribuzione dei compiti dei
diversi organi;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di provvedere ad una verifica sistematica dei flussi di uscita per pensionamento dal mondo del lavoro anche nell’ottica di un puntuale monitoraggio della spesa previdenziale;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 17 gennaio 2019;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze, per la pubblica amministrazione e della giustizia;

E m a n a
il seguente decreto-legge:
Art. 1
Reddito di cittadinanza
1. E’ istituito, a decorrere dal mese di aprile 2019, il Reddito di cittadinanza, di seguito denominato «Rdc», quale misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di
contrasto alla poverta’, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, nonche’ diretta a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella societa’ e nel mondo del lavoro. Il Rdc costituisce livello essenziale delle prestazioni nei limiti delle risorse disponibili.
2. Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o piu’ componenti di eta’ pari o superiore a 67 anni, adeguata agli incrementi della speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, il Rdc assume la denominazione di Pensione di cittadinanza quale misura di contrasto alla poverta’ delle persone anziane. I requisiti per l’accesso e le regole di definizione del beneficio economico, nonche’ le procedure per la
gestione dello stesso, sono le medesime del Rdc, salvo dove diversamente specificato. In caso di nuclei gia’ beneficiari del Rdc, la Pensione di cittadinanza decorre dal mese successivo a quello del
compimento del sessantasettesimo anno di eta’ del componente del nucleo piu’ giovane, come adeguato ai sensi del primo periodo.
Art. 2
Beneficiari
1. Il Rdc e’ riconosciuto ai nuclei familiari in possesso
cumulativamente, al momento della presentazione della domanda e per
tutta la durata dell’erogazione del beneficio, dei seguenti
requisiti:
a) con riferimento ai requisiti di cittadinanza, residenza e
soggiorno, il componente richiedente il beneficio deve essere:
1) in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti
parte dell’Unione europea, ovvero suo familiare che sia titolare del
diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero
cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per
soggiornanti di lungo periodo;
2) residente in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi
due, considerati al momento della presentazione della domanda e per
tutta la durata dell’erogazione del beneficio, in modo continuativo;
b) con riferimento a requisiti reddituali e patrimoniali, il
nucleo familiare deve possedere:
1) un valore dell’Indicatore della situazione economica
equivalente (ISEE), di cui al decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, inferiore a 9.360 euro;
2) un valore del patrimonio immobiliare, come definito a fini
ISEE, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad una soglia
di euro 30.000;
3) un valore del patrimonio mobiliare, come definito a fini
ISEE, non superiore a una soglia di euro 6.000, accresciuta di euro
2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo,
fino ad un massimo di euro 10.000, incrementato di ulteriori euro
1.000 per ogni figlio successivo al secondo; i predetti massimali
sono ulteriormente incrementati di euro 5.000 per ogni componente con
disabilita’, come definita a fini ISEE, presente nel nucleo;
4) un valore del reddito familiare inferiore ad una soglia di
euro 6.000 annui moltiplicata per il corrispondente parametro della
scala di equivalenza di cui al comma 4. La predetta soglia e’
incrementata ad euro 7.560 ai fini dell’accesso alla Pensione di
cittadinanza. In ogni caso la soglia e’ incrementata ad euro 9.360
nei casi in cui il nucleo familiare risieda in abitazione in
locazione, come da dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ai fini
ISEE;
c) con riferimento al godimento di beni durevoli:
1) nessun componente il nucleo familiare deve essere
intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilita’ di
autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti la
richiesta, ovvero di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o
motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima
volta nei due anni antecedenti, esclusi gli autoveicoli e i
motoveicoli per cui e’ prevista una agevolazione fiscale in favore
delle persone con disabilita’ ai sensi della disciplina vigente;
2) nessun componente deve essere intestatario a qualunque
titolo o avente piena disponibilita’ di navi e imbarcazioni da
diporto di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 18
luglio 2005, n. 171.
2. I casi di accesso alla misura di cui al comma 1 possono essere
integrati, in ipotesi di eccedenza di risorse disponibili, con
regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge
23 agosto 1988, n. 400, sulla base di indicatori di disagio
socioeconomico che riflettono le caratteristiche di
multidimensionalita’ della poverta’ e tengono conto, oltre che della
situazione economica, anche delle condizioni di esclusione sociale,
di disabilita’, di deprivazione socio-sanitaria, educativa e
abitativa. Possono prevedersi anche misure non monetarie ad
integrazione del Rdc, quali misure agevolative per l’utilizzo di
trasporti pubblici, di sostegno alla casa, all’istruzione e alla
tutela della salute.
3. Non hanno diritto al Rdc i nuclei familiari che hanno tra i
componenti soggetti disoccupati a seguito di dimissioni volontarie
nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni, fatte salve le
dimissioni per giusta causa.
4. Il parametro della scala di equivalenza, di cui al comma 1,
lettera b), numero 4), e’ pari ad 1 per il primo componente del
nucleo familiare ed e’ incrementato di 0,4 per ogni ulteriore
componente di eta’ maggiore di anni 18 e di 0,2 per ogni ulteriore
componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1.
5. Ai fini del Rdc, il nucleo familiare e’ definito ai sensi
dell’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
n. 159 del 2013. In ogni caso, anche per la richiesta di prestazioni
sociali agevolate diverse dal Rdc, ai fini della definizione del
nucleo familiare, valgono le seguenti disposizioni, la cui efficacia
cessa dal giorno di entrata in vigore delle corrispondenti modifiche
del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del
2013:
a) i coniugi permangono nel medesimo nucleo anche a seguito di
separazione o divorzio, qualora continuino a risiedere nella stessa
abitazione;
b) il figlio maggiorenne non convivente con i genitori fa parte
del nucleo familiare dei genitori esclusivamente quando e’ di eta’
inferiore a 26 anni, e’ nella condizione di essere a loro carico a
fini IRPEF, non e’ coniugato e non ha figli.
6. Ai soli fini del Rdc, il reddito familiare, di cui al comma 1,
lettera b) numero 4), e’ determinato ai sensi dell’articolo 4, comma
2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del
2013, al netto dei trattamenti assistenziali eventualmente inclusi
nell’ISEE ed inclusivo del valore annuo dei trattamenti assistenziali
in corso di godimento da parte dei componenti il nucleo familiare,
fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei
mezzi. Nel valore dei trattamenti assistenziali non rilevano le
erogazioni riferite al pagamento di arretrati, le riduzioni nella
compartecipazione al costo dei servizi e le esenzioni e agevolazioni
per il pagamento di tributi, le erogazioni a fronte di
rendicontazione di spese sostenute, ovvero le erogazioni in forma di
buoni servizio o altri titoli che svolgono la funzione di
sostituzione di servizi. Ai fini del presente decreto, non si include
tra i trattamenti assistenziali l’assegno di cui all’articolo 1,
comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. I trattamenti
assistenziali in corso di godimento di cui al primo periodo sono
comunicati dagli enti erogatori entro quindici giorni dal
riconoscimento al Sistema informativo unitario dei servizi sociali
(SIUSS), di cui all’articolo 24 del decreto legislativo 15 settembre
2017, n. 147, secondo le modalita’ ivi previste.
7. Ai soli fini dell’accertamento dei requisiti per il mantenimento
del Rdc, al valore dell’ISEE di cui al comma 1, lettera b), numero
1), e’ sottratto l’ammontare del Rdc percepito dal nucleo
beneficiario eventualmente incluso nell’ISEE, rapportato al
corrispondente parametro della scala di equivalenza. Per l’accesso al
Rdc sono parimenti sottratti nelle medesime modalita’, gli ammontari
eventualmente inclusi nell’ISEE relativi alla fruizione del sostegno
per l’inclusione attiva, del reddito di inclusione ovvero delle
misure regionali di contrasto alla poverta’ oggetto d’intesa tra la
regione e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali al fine
di una erogazione integrata con le citate misure nazionali.
8. Il Rdc e’ compatibile con il godimento della Nuova prestazione
di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI), di cui all’articolo 1
del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e di altro strumento di
sostegno al reddito per la disoccupazione involontaria ove ricorrano
le condizioni di cui al presente articolo. Ai fini del diritto al
beneficio e della definizione dell’ammontare del medesimo, gli
emolumenti percepiti rilevano secondo quanto previsto dalla
disciplina dell’ISEE.
Art. 3
Beneficio economico
1. Il beneficio economico del Rdc, su base annua, si compone dei
seguenti due elementi:
a) una componente ad integrazione del reddito familiare, come
definito ai sensi dell’articolo 2, comma 6, fino alla soglia di euro
6.000 annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala
di equivalenza di cui all’articolo 2, comma 4;
b) una componente, ad integrazione del reddito dei nuclei
familiari residenti in abitazione in locazione, pari all’ammontare
del canone annuo previsto nel contratto in locazione, come dichiarato
a fini ISEE, fino ad un massimo di euro 3.360 annui.
2. Ai fini della definizione della Pensione di cittadinanza, la
soglia di cui al comma 1, lettera a), e’ incrementata ad euro 7.560,
mentre il massimo di cui al comma 1, lettera b), e’ pari ad euro
1.800 annui.
3. L’integrazione di cui al comma 1, lettera b), e’ concessa
altresi’ nella misura della rata mensile del mutuo e fino ad un
massimo di 1.800 euro annui ai nuclei familiari residenti in
abitazione di proprieta’ per il cui acquisto o per la cui costruzione
sia stato contratto un mutuo da parte di componenti il medesimo
nucleo familiare.
4. Il beneficio economico di cui al comma 1 e’ esente dal pagamento
dell’IRPEF ai sensi dell’articolo 34, terzo comma, del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601. Il beneficio
in ogni caso non puo’ essere complessivamente superiore ad una soglia
di euro 9.360 annui, moltiplicata per il corrispondente parametro
della scala di equivalenza, ridotta per il valore del reddito
familiare. Il beneficio economico non puo’ essere altresi’ inferiore
ad euro 480 annui, fatto salvo il possesso dei requisiti di cui
all’articolo 2.
5. Il Rdc decorre dal mese successivo a quello della richiesta e il
suo valore mensile e’ pari ad un dodicesimo del valore su base annua.
6. Il Rdc e’ riconosciuto per il periodo durante il quale il
beneficiario si trova nelle condizioni previste all’articolo 2 e,
comunque, per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi.
Il Rdc puo’ essere rinnovato, previa sospensione dell’erogazione del
medesimo per un periodo di un mese prima di ciascun rinnovo. La
sospensione non opera nel caso della Pensione di cittadinanza.
7. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da
adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono stabilite le modalita’ di erogazione del Rdc suddiviso
per ogni singolo componente il nucleo familiare maggiorenne, a
decorrere dai termini di cui all’articolo 5, comma 6, terzo periodo.
La Pensione di cittadinanza e’ suddivisa in parti uguali tra i
componenti il nucleo familiare.
8. In caso di variazione della condizione occupazionale nelle forme
dell’avvio di un’attivita’ di lavoro dipendente da parte di uno o
piu’ componenti il nucleo familiare nel corso dell’erogazione del
Rdc, il maggior reddito da lavoro concorre alla determinazione del
beneficio economico nella misura dell’80 per cento, a decorrere dal
mese successivo a quello della variazione e fino a quando il maggior
reddito non e’ ordinariamente recepito nell’ISEE per l’intera
annualita’. Il reddito da lavoro dipendente e’ desunto dalle
comunicazioni obbligatorie, di cui all’articolo 9-bis del
decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni,
dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, che, conseguentemente, a
decorrere dal mese di aprile 2019 devono contenere l’informazione
relativa alla retribuzione o al compenso. L’avvio dell’attivita’ di
lavoro dipendente e’ comunque comunicato dal lavoratore all’INPS per
il tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro di
cui all’articolo 6, comma 2, a pena di decadenza dal beneficio, entro
trenta giorni dall’inizio dell’attivita’, ovvero di persona presso i
centri per l’impiego.
9. In caso di variazione della condizione occupazionale nelle forme
dell’avvio di un’attivita’ d’impresa o di lavoro autonomo, svolta sia
in forma individuale che di partecipazione, da parte di uno o piu’
componenti il nucleo familiare nel corso dell’erogazione del Rdc, la
variazione dell’attivita’ e’ comunicata all’INPS entro trenta giorni
dall’inizio della stessa a pena di decadenza dal beneficio, per il
tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro di cui
all’articolo 6, comma 2, ovvero di persona presso i centri per
l’impiego. Il reddito e’ individuato secondo il principio di cassa
come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese
sostenute nell’esercizio dell’attivita’ ed e’ comunicato entro il
quindicesimo giorno successivo al termine di ciascun trimestre
dell’anno. A titolo di incentivo, il beneficiario fruisce senza
variazioni del Rdc per le due mensilita’ successive a quella di
variazione della condizione occupazionale, ferma restando la durata
di cui al comma 6. Il beneficio e’ successivamente aggiornato ogni
trimestre avendo a riferimento il trimestre precedente.
10. Le medesime previsioni di cui ai commi 8 e 9 si applicano nel
caso di redditi da lavoro non rilevati per l’intera annualita’
nell’ISEE in corso di validita’ utilizzato per l’accesso al
beneficio. In tal caso, i redditi di cui ai commi 8 e 9 sono
comunicati e resi disponibili all’atto della richiesta del beneficio
secondo modalita’ definite nel provvedimento di cui all’articolo 5,
comma 1.
11. E’ fatto obbligo al beneficiario di comunicare all’ente
erogatore, nel termine di quindici giorni, ogni variazione
patrimoniale che comporti la perdita dei requisiti di cui
all’articolo 2, comma 1, lettere b) e c).
12. In caso di variazione del nucleo familiare in corso di
fruizione del beneficio, fermi restando il mantenimento dei requisiti
e la presentazione di una DSU aggiornata entro due mesi dalla
variazione, a pena di decadenza dal beneficio nel caso in cui la
variazione produca una riduzione del beneficio medesimo, i limiti
temporali di cui al comma 6 si applicano al nucleo familiare
modificato, ovvero a ciascun nucleo familiare formatosi a seguito
della variazione. Con la sola eccezione delle variazioni consistenti
in decessi e nascite, la prestazione decade d’ufficio dal mese
successivo a quello della presentazione della dichiarazione a fini
ISEE aggiornata, contestualmente alla quale i nuclei possono comunque
presentare una nuova domanda di Rdc.
13. Nel caso in cui il nucleo familiare beneficiario abbia tra i
suoi componenti soggetti che si trovano in stato detentivo, ovvero
sono ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre
strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra
amministrazione pubblica, il parametro della scala di equivalenza di
cui al comma 1, lettera a), non tiene conto di tali soggetti.
14. Nell’ipotesi di interruzione della fruizione del beneficio per
ragioni diverse dall’applicazione di sanzioni, il beneficio puo’
essere richiesto nuovamente per una durata complessiva non superiore
al periodo residuo non goduto. Nel caso l’interruzione sia motivata
dal maggior reddito derivato da una modificata condizione
occupazionale e sia decorso almeno un anno nella nuova condizione,
l’eventuale successiva richiesta del beneficio equivale a prima
richiesta.
15. Il beneficio e’ ordinariamente fruito entro il mese successivo
a quello di erogazione. A decorrere dal mese successivo alla data di
entrata in vigore del decreto di cui al presente comma, l’ammontare
di beneficio non speso ovvero non prelevato, ad eccezione di
arretrati, e’ sottratto, nei limiti del 20 per cento del beneficio
erogato, nella mensilita’ successiva a quella in cui il beneficio non
e’ stato interamente speso. Con verifica in ciascun semestre di
erogazione, e’ comunque decurtato dalla disponibilita’ della Carta
Rdc di cui all’articolo 5, comma 6, l’ammontare complessivo non speso
ovvero non prelevato nel semestre, fatta eccezione per una mensilita’
di beneficio riconosciuto. Con decreto del Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, da adottarsi entro tre mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, sono stabilite le modalita’ con cui,
mediante il monitoraggio delle spese effettuate sulla Carta Rdc, si
verifica la fruizione del beneficio secondo quanto previsto al
presente comma, le possibili eccezioni, nonche’ le altre modalita’
attuative.
Art. 4
Patto per il lavoro e Patto per l’inclusione sociale
1. L’erogazione del beneficio e’ condizionata alla dichiarazione di
immediata disponibilita’ al lavoro da parte dei componenti il nucleo
familiare maggiorenni, nelle modalita’ di cui al presente articolo,
nonche’ all’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento
all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che prevede
attivita’ al servizio della comunita’, di riqualificazione
professionale, di completamento degli studi, nonche’ altri impegni
individuati dai servizi competenti finalizzati all’inserimento nel
mercato del lavoro e all’inclusione sociale.
2. Sono tenuti agli obblighi di cui al presente articolo tutti i
componenti il nucleo familiare che siano maggiorenni, non gia’
occupati e non frequentanti un regolare corso di studi o di
formazione. Sono esclusi dai medesimi obblighi i beneficiari della
Pensione di cittadinanza ovvero i beneficiari del Rdc titolari di
pensione diretta o comunque di eta’ pari o superiore a 65 anni,
nonche’ i componenti con disabilita’, come definita ai sensi della
legge 12 marzo 1999, n. 68, fatta salva ogni iniziativa di
collocamento mirato e i conseguenti obblighi ai sensi della medesima
disciplina.
3. Possono altresi’ essere esonerati dagli obblighi connessi alla
fruizione del Rdc, i componenti con carichi di cura, valutati con
riferimento alla presenza di soggetti minori di tre anni di eta’
ovvero di componenti il nucleo familiare con disabilita’ grave o non
autosufficienza, come definiti a fini ISEE. Al fine di assicurare
omogeneita’ di trattamento, sono definiti, con accordo in sede di
Conferenza Unificata, principi e criteri generali da adottarsi da
parte dei servizi competenti in sede di valutazione degli esoneri di
cui al presente comma. I componenti con i predetti carichi di cura
sono comunque esclusi dagli obblighi di cui al comma 15.
4. Il richiedente e i componenti il nucleo riconosciuti beneficiari
del Rdc e non esclusi dagli obblighi connessi alla fruizione del
beneficio ai sensi del comma 2 sono tenuti a rendere dichiarazione di
immediata disponibilita’ al lavoro di persona tramite l’apposita
piattaforma digitale di cui all’articolo 6, comma 2, anche per il
tramite degli istituti di patronato convenzionati, ovvero presso i
centri per l’impiego, entro trenta giorni dal riconoscimento del
beneficio.
5. Il richiedente, entro trenta giorni dal riconoscimento del
beneficio, e’ convocato dai centri per l’impiego nel caso in cui
appartenga a un nucleo familiare in cui vi sia almeno un componente,
tra quelli tenuti agli obblighi di cui al comma 2, in possesso di uno
o piu’ dei seguenti requisiti al momento della richiesta del Rdc:
a) assenza di occupazione da non piu’ di due anni;
b) eta’ inferiore a 26 anni;
c) essere beneficiario della NASpI ovvero di altro ammortizzatore
sociale per la disoccupazione involontaria o averne terminato la
fruizione da non piu’ di un anno;
d) aver sottoscritto negli ultimi due anni un Patto di servizio
in corso di validita’ presso i centri per l’impiego ai sensi
dell’articolo 20 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150.
6. Qualora il richiedente non abbia gia’ presentato la
dichiarazione di immediata disponibilita’, di cui al comma 4, la
rende all’atto del primo incontro presso il centro per l’impiego. In
tal sede sono individuati eventuali altri componenti esonerati dagli
obblighi ai sensi del comma 3, fatta salva la valutazione di bisogni
sociali o socio-sanitari connessi ai compiti di cura. Nel caso in cui
il richiedente sia in una delle condizioni di esclusione o esonero
dagli obblighi, di cui ai commi 2 e 3, comunica tale condizione al
centro per l’impiego e contestualmente individua un componente del
nucleo tra quelli che non si trovino in una delle condizioni di
esclusione o esonero perche’ si rechi al primo incontro presso il
centro per l’impiego medesimo. In ogni caso, entro i trenta giorni
successivi al primo incontro presso il centro per l’impiego, la
dichiarazione di immediata disponibilita’ e’ resa da tutti gli altri
componenti che non si trovino in una delle condizioni di esclusione o
esonero dagli obblighi, di cui ai commi 2 e 3.
7. I beneficiari di cui ai commi 5 e 6, non esclusi o esonerati
dagli obblighi, stipulano presso i centri per l’impiego ovvero,
laddove previsto da leggi regionali, presso i soggetti accreditati ai
sensi dell’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015, un
Patto per il lavoro, che assume le caratteristiche del patto di
servizio personalizzato di cui all’articolo 20 del medesimo decreto
legislativo n. 150 del 2015, integrate con le condizioni di cui al
comma 8, lettera b). Ai fini del Rdc e ad ogni altro fine, il patto
di servizio assume la denominazione di Patto per il lavoro. Con
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito
l’ANPAL, e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e
Bolzano, sono definiti appositi indirizzi e modelli nazionali per la
redazione del Patto per il lavoro, anche in esito al primo periodo di
applicazione del Rdc.
8. I beneficiari di cui al comma 7 sono tenuti a:
a) collaborare con l’operatore addetto alla redazione del
bilancio delle competenze, ai fini della definizione del Patto per il
lavoro;
b) accettare espressamente gli obblighi e rispettare gli impegni
previsti nel Patto per il lavoro e, in particolare:
1) registrarsi sull’apposita piattaforma digitale di cui
all’articolo 6, comma 1, e consultarla quotidianamente quale supporto
nella ricerca del lavoro;
2) svolgere ricerca attiva del lavoro, secondo le modalita’
definite nel Patto per il lavoro, che, comunque, individua il diario
delle attivita’ che devono essere svolte settimanalmente;
3) accettare di essere avviato ai corsi di formazione o
riqualificazione professionale, ovvero progetti per favorire
l’auto-imprenditorialita’, secondo le modalita’ individuate nel Patto
per il lavoro, tenuto conto del bilancio delle competenze, delle
inclinazioni professionali o di eventuali specifiche propensioni;
4) sostenere i colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove
di selezione finalizzate all’assunzione, su indicazione dei servizi
competenti e in attinenza alle competenze certificate;
5) accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue, ai
sensi dell’articolo 25 del decreto legislativo n. 150 del 2015, come
integrato al comma 9; in caso di rinnovo del beneficio ai sensi
dell’articolo 3, comma 6, deve essere accettata, a pena di decadenza
dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua ai sensi del
comma 9.
9. La congruita’ dell’offerta di lavoro di cui al comma 8 e’
definita anche con riferimento alla durata di fruizione del beneficio
del Rdc e al numero di offerte rifiutate. In particolare, e’ definita
congrua un’offerta dalle caratteristiche seguenti:
a) nei primi dodici mesi di fruizione del beneficio, e’ congrua
un’offerta entro cento chilometri di distanza dalla residenza del
beneficiario o comunque raggiungibile in cento minuti con i mezzi di
trasporto pubblici, se si tratta di prima offerta, ovvero entro
duecentocinquanta chilometri di distanza se si tratta di seconda
offerta, ovvero, fermo quanto previsto alla lettera d), ovunque
collocata nel territorio italiano se si tratta di terza offerta;
b) decorsi dodici mesi di fruizione del beneficio, e’ congrua
un’offerta entro duecentocinquanta chilometri di distanza dalla
residenza del beneficiario nel caso si tratti di prima o seconda
offerta, ovvero, fermo quanto previsto alla lettera d), ovunque
collocata nel territorio italiano se si tratta di terza offerta;
c) in caso di rinnovo del beneficio ai sensi dell’articolo 3,
comma 6, fermo quanto previsto alla lettera d), e’ congrua un’offerta
ovunque sia collocata nel territorio italiano anche nel caso si
tratti di prima offerta;
d) esclusivamente nel caso in cui nel nucleo familiare siano
presenti componenti con disabilita’, come definita a fini ISEE, non
operano le previsioni di cui alla lettera c) e in deroga alle
previsioni di cui alle lettere a) e b), con esclusivo riferimento
alla terza offerta, indipendentemente dal periodo di fruizione del
beneficio, l’offerta e’ congrua se non eccede la distanza di
duecentocinquanta chilometri dalla residenza del beneficiario.
10. Nel caso in cui sia accettata una offerta collocata oltre
duecentocinquanta chilometri di distanza dalla residenza del
beneficiario, il medesimo continua a percepire il beneficio economico
del Rdc, a titolo di compensazione per le spese di trasferimento
sostenute, per i successivi tre mesi dall’inizio del nuovo impiego,
incrementati a dodici mesi nel caso siano presenti componenti di
minore eta’ ovvero componenti con disabilita’, come definita a fini
ISEE.
11. Il richiedente in condizioni diverse da quelle di cui al comma
5, entro trenta giorni dal riconoscimento del beneficio, e’ convocato
dai servizi competenti per il contrasto alla poverta’ dei comuni.
Agli interventi connessi al Rdc, incluso il percorso di
accompagnamento all’inserimento lavorativo, il richiedente e il suo
nucleo familiare accedono previa valutazione multidimensionale
finalizzata ad identificare i bisogni del nucleo familiare, ai sensi
dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 147 del 2017.
12. Nel caso in cui, in esito alla valutazione preliminare, i
bisogni del nucleo familiare e dei suoi componenti siano
prevalentemente connessi alla situazione lavorativa, i servizi
competenti sono comunque individuati presso i centri per l’impiego e
i beneficiari sottoscrivono il Patto per il lavoro, entro i
successivi trenta giorni. Nel caso in cui il bisogno sia complesso e
multidimensionale, i beneficiari sottoscrivono un Patto per
l’inclusione sociale e i servizi si coordinano in maniera da fornire
risposte unitarie nel Patto, con il coinvolgimento, oltre ai centri
per l’impiego e ai servizi sociali, degli altri servizi territoriali
di cui si rilevi in sede di valutazione preliminare la competenza.
13. Il Patto per l’inclusione sociale, ove non diversamente
specificato, assume le caratteristiche del progetto personalizzato di
cui all’articolo 6 del decreto legislativo n. 147 del 2017 e,
conseguentemente, ai fini del Rdc e ad ogni altro fine, il progetto
personalizzato medesimo ne assume la denominazione. Nel Patto per
l’inclusione sociale sono inclusi, oltre agli interventi per
l’accompagnamento all’inserimento lavorativo, ove opportuni e fermo
restando gli obblighi di cui al comma 8, gli interventi e i servizi
sociali di contrasto alla poverta’ di cui all’articolo 7 del decreto
legislativo n. 147 del 2017, che, conseguentemente, si intendono
riferiti al Rdc. Gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla
poverta’ sono comunque attivati, ove opportuni e richiesti, anche in
favore dei beneficiari che sottoscrivono il Patto per il lavoro.
14. Il Patto per il lavoro e il Patto per l’inclusione sociale e i
sostegni in essi previsti, nonche’ la valutazione multidimensionale
che eventualmente li precede, costituiscono livelli essenziali delle
prestazioni, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione
vigente.
15. In coerenza con il profilo professionale del beneficiario, con
le competenze acquisite in ambito formale, non formale e informale,
nonche’ in base agli interessi e alle propensioni emerse nel corso
del colloquio sostenuto presso il centro per l’impiego ovvero presso
i servizi dei comuni, il beneficiario e’ tenuto ad offrire
nell’ambito del Patto per il lavoro e del Patto per l’inclusione
sociale la propria disponibilita’ per la partecipazione a progetti a
titolarita’ dei comuni, utili alla collettivita’, in ambito
culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei
beni comuni, da svolgere presso il medesimo comune di residenza,
mettendo a disposizione un numero di ore compatibile con le altre
attivita’ del beneficiario e comunque non superiore al numero di otto
ore settimanali. La partecipazione ai progetti e’ facoltativa per le
persone non tenute agli obblighi connessi al Rdc. I comuni, entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
predispongono le procedure amministrative utili per l’istituzione dei
progetti di cui al presente comma e comunicano le informazioni sui
progetti ad una apposita sezione della piattaforma dedicata al
programma del Rdc del Ministero del lavoro e delle politiche sociali,
di cui all’articolo 6, comma 1. L’esecuzione delle attivita’ e
l’assolvimento degli obblighi del beneficiario di cui al presente
comma sono subordinati all’attivazione dei progetti. L’avvenuto
assolvimento di tali obblighi viene attestato dai comuni, tramite
l’aggiornamento della piattaforma dedicata.
Art. 5
Richiesta, riconoscimento ed erogazione del beneficio
1. Il Rdc e’ richiesto, dopo il quinto giorno di ciascun mese,
presso il gestore del servizio integrato di cui all’articolo 81,
comma 35, lettera b), del decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Il
Rdc puo’ anche essere richiesto mediante modalita’ telematiche, alle
medesime condizioni stabilite in esecuzione del servizio affidato. Le
richieste del Rdc possono essere presentate presso i centri di
assistenza fiscale di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 9
luglio 1997, n. 241, previa stipula di una convenzione con l’Istituto
nazionale della previdenza sociale (INPS). Con provvedimento
dell’INPS, sentito il Ministero del lavoro e delle politiche sociali,
entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, e’ approvato il modulo di domanda, nonche’ il modello di
comunicazione dei redditi di cui all’articolo 3, commi 8, ultimo
periodo, 9 e 10. Con riferimento alle informazioni gia’ dichiarate
dal nucleo familiare a fini ISEE, il modulo di domanda rimanda alla
corrispondente DSU, a cui la domanda e’ successivamente associata
dall’INPS. Le informazioni contenute nella domanda del Rdc sono
comunicate all’INPS entro dieci giorni lavorativi dalla richiesta.
2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali
possono essere individuate modalita’ di presentazione della richiesta
del Rdc anche contestualmente alla presentazione della DSU a fini
ISEE e in forma integrata, tenuto conto delle semplificazioni
conseguenti all’avvio della precompilazione della DSU medesima, ai
sensi dell’articolo 10 del decreto legislativo n. 147 del 2017.
L’INPS e’ autorizzato ad inviare comunicazioni informative mirate sul
Rdc ai nuclei familiari che, a seguito dell’attestazione dell’ISEE,
presentino valori dell’indicatore o di sue componenti compatibili con
quelli di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b).
3. Il Rdc e’ riconosciuto dall’INPS ove ricorrano le condizioni. Ai
fini del riconoscimento del beneficio, l’INPS verifica, entro cinque
giorni lavorativi dalla data di comunicazione di cui al comma 1, il
possesso dei requisiti per l’accesso al Rdc sulla base delle
informazioni disponibili nei propri archivi e in quelli delle
amministrazioni collegate. A tal fine l’INPS acquisisce, senza nuovi
o maggiori oneri per la finanza pubblica, dall’Anagrafe tributaria,
dal Pubblico registro automobilistico e dalle altre amministrazioni
pubbliche detentrici dei dati, le informazioni rilevanti ai fini
della concessione del Rdc. In ogni caso il riconoscimento da parte
dell’INPS avviene entro la fine del mese successivo alla trasmissione
della domanda all’Istituto.
4. Nelle more del completamento dell’Anagrafe nazionale della
popolazione residente, resta in capo ai comuni la verifica dei
requisiti di residenza e di soggiorno, di cui all’articolo 2, comma
1, lettera a). L’esito delle verifiche e’ comunicato all’INPS per il
tramite della piattaforma di cui all’articolo 6, comma 1, finalizzata
al coordinamento dei comuni. L’Anagrafe nazionale di cui al primo
periodo mette comunque a disposizione della medesima piattaforma le
informazioni disponibili sui beneficiari del Rdc, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.
5. I requisiti economici di accesso al Rdc, di cui all’articolo 2,
comma 1, lettera b), si considerano posseduti per la durata della
attestazione ISEE in vigore al momento di presentazione della domanda
e sono verificati nuovamente solo in caso di presentazione di nuova
DSU, ferma restando la necessita’ di aggiornare l’ISEE alla scadenza
del periodo di validita’ dell’indicatore. Gli altri requisiti si
considerano posseduti sino a quando non intervenga comunicazione
contraria da parte delle amministrazioni competenti alla verifica
degli stessi. In tal caso, l’erogazione del beneficio e’ interrotta a
decorrere dal mese successivo a tale comunicazione ed e’ disposta la
revoca del beneficio, fatto salvo quanto previsto all’articolo 7.
Resta salva, in capo all’INPS, la verifica dei requisiti
autocertificati in domanda, ai sensi dell’articolo 71 del decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
6. Il beneficio economico e’ erogato attraverso la Carta Rdc. In
sede di prima applicazione e fino alla scadenza del termine
contrattuale, l’emissione della Carta Rdc avviene in esecuzione del
servizio affidato ai sensi dell’articolo 81, comma 35, lettera b),
del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni,
dalla legge n. 133 del 2008, relativamente alla carta acquisti, alle
medesime condizioni economiche e per il numero di carte elettroniche
necessarie per l’erogazione del beneficio. In sede di nuovo
affidamento del servizio di gestione, il numero di carte deve
comunque essere tale da garantire l’erogazione del beneficio
suddivisa per ogni singolo componente ai sensi dell’articolo 3, comma
7. Oltre che al soddisfacimento delle esigenze previste per la carta
acquisti, la Carta Rdc permette di effettuare prelievi di contante
entro un limite mensile non superiore ad euro 100 per un singolo
individuo, moltiplicato per la scala di equivalenza di cui
all’articolo 2, comma 4, nonche’, nel caso di integrazioni di cui
all’articolo 3, comma 1, lettera b), ovvero di cui all’articolo 3,
comma 3, di effettuare un bonifico mensile in favore del locatore
indicato nel contratto di locazione ovvero dell’intermediario che ha
concesso il mutuo. Con decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, possono essere individuati ulteriori esigenze da soddisfare
attraverso la Carta Rdc, nonche’ diversi limiti di importo per i
prelievi di contante. Al fine di contrastare fenomeni di ludopatia,
e’ in ogni caso fatto divieto di utilizzo del beneficio economico per
giochi che prevedono vincite in denaro o altre utilita’. Le
movimentazioni sulla Carta Rdc sono messe a disposizione delle
piattaforme digitali di cui all’articolo 6, comma 1, per il tramite
del Ministero dell’economia e delle finanze in quanto soggetto
emittente. La consegna della Carta Rdc presso gli uffici del gestore
del servizio integrato avviene esclusivamente dopo il quinto giorno
di ciascun mese.
7. Ai beneficiari del Rdc sono estese le agevolazioni relative alle
tariffe elettriche riconosciute alle famiglie economicamente
svantaggiate, di cui all’articolo 1, comma 375, della legge 23
dicembre 2005, n. 266, e quelle relative alla compensazione per la
fornitura di gas naturale, estese ai medesimi soggetti dall’articolo
3, comma 9, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito,
con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.
Art. 6
Piattaforme digitali per l’attivazione
e la gestione dei Patti
1. Al fine di consentire l’attivazione e la gestione dei Patti per
il lavoro e dei Patti per l’inclusione sociale, nonche’ per finalita’
di analisi, monitoraggio, valutazione e controllo del programma del
Rdc, sono istituite due apposite piattaforme digitali dedicate al
Rdc, una presso l’ANPAL nell’ambito del Sistema informativo unitario
delle politiche del lavoro (SIUPL) per il coordinamento dei centri
per l’impiego, e l’altra presso il Ministero del lavoro e delle
politiche sociali nell’ambito del Sistema informativo unitario dei
servizi sociali (SIUSS), di cui all’articolo 24 del decreto
legislativo n. 147 del 2017, per il coordinamento dei comuni. Le
piattaforme rappresentano strumenti di condivisione delle
informazioni sia tra le amministrazioni centrali e i servizi
territoriali sia, nell’ambito dei servizi territoriali, tra i centri
per l’impiego e i servizi sociali. A tal fine e’ predisposto un piano
tecnico di attivazione e interoperabilita’ delle piattaforme da
adottarsi con provvedimento congiunto dell’ANPAL e del Ministero del
lavoro e delle politiche sociali.
2. All’articolo 13, comma 2, dopo la lettera d), del decreto
legislativo n. 150 del 2015 e’ aggiunta la seguente: «d-bis)
Piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto per il
lavoro.».
3. Per le finalita’ di cui al comma 1, l’INPS mette a disposizione
delle piattaforme di cui al comma 1 i dati identificativi dei singoli
componenti i nuclei beneficiari del Rdc, le informazioni sulla
condizione economica e patrimoniale, come risultanti dalla DSU in
corso di validita’, le informazioni sull’ammontare del beneficio
economico e sulle altre prestazioni sociali erogate dall’Istituto ai
componenti il nucleo familiare e ogni altra informazione relativa ai
beneficiari del Rdc funzionale alla attuazione della misura, incluse
quelle di cui all’articolo 4, comma 5, e altre utili alla
profilazione occupazionale. Le piattaforme presso l’ANPAL e presso il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali condividono,
rispettivamente, con i centri per l’impiego e con i comuni, le
informazioni di cui al presente comma relativamente ai beneficiari
del Rdc residenti nei territori di competenza.
4. Le piattaforme di cui al comma 1 costituiscono il portale delle
comunicazioni dai centri per l’impiego, dai soggetti accreditati di
cui all’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015, e dai
comuni all’ANPAL e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali
e, per il loro tramite, all’INPS. In particolare, sono comunicati dai
servizi competenti alle piattaforme del Rdc:
a) le disponibilita’ degli uffici per la creazione di una agenda
degli appuntamenti in sede di riconoscimento del beneficio,
compatibile con i termini di cui all’articolo 4, commi 5 e 11;
b) l’avvenuta o la mancata sottoscrizione del Patto per il lavoro
o del Patto per l’inclusione sociale, entro cinque giorni dalla
medesima;
c) le informazioni sui fatti suscettibili di dar luogo a
sanzioni, entro cinque giorni dal momento in cui si verificano, per
essere messe a disposizione dell’INPS che le irroga;
d) l’esito delle verifiche da parte dei comuni sui requisiti di
residenza e di soggiorno, di cui all’articolo 5, comma 4, per essere
messe a disposizione dell’INPS ai fini della verifica
dell’eleggibilita’;
e) l’attivazione dei progetti per la collettivita’ da parte dei
comuni ai sensi dell’articolo 4, comma 15;
f) ogni altra informazione utile a monitorare l’attuazione dei
Patti per il lavoro e dei Patti per l’inclusione sociale, anche ai
fini di verifica e controllo del rispetto dei livelli essenziali
delle prestazioni di cui all’articolo 4, comma 14.
5. Le piattaforme di cui al comma 1 rappresentano altresi’ uno
strumento utile al coordinamento dei servizi a livello territoriale.
In particolare, le piattaforme dialogano tra di loro al fine di
svolgere le funzioni di seguito indicate:
a) comunicazione da parte dei servizi competenti dei comuni ai
centri per l’impiego, in esito alla valutazione preliminare, dei
beneficiari per i quali i bisogni del nucleo familiare e dei suoi
componenti siano risultati prevalentemente connessi alla situazione
lavorativa, al fine di consentire nei termini previsti dall’articolo
4, comma 12, la sottoscrizione dei Patti per il lavoro;
b) condivisione tra i comuni e i centri per l’impiego delle
informazioni sui progetti per la collettivita’ attivati ai sensi
dell’articolo 4, comma 15, nonche’ quelle sui beneficiari del Rdc
coinvolti;
c) coordinamento del lavoro tra gli operatori dei centri per
l’impiego, i servizi sociali e gli altri servizi territoriali, con
riferimento ai beneficiari per i quali il bisogno sia complesso e
multidimensionale, al fine di consentire la sottoscrizione dei Patti
per l’inclusione sociale, nelle modalita’ previste dall’articolo 4,
comma 12;
d) condivisione delle informazioni sui Patti gia’ sottoscritti,
ove risulti necessario nel corso della fruizione del beneficio
integrare o modificare i sostegni e gli impegni in relazione ad
attivita’ di competenza del centro per l’impiego ovvero del servizio
sociale originariamente non incluso nei Patti medesimi.
6. I centri per l’impiego e i comuni segnalano alle piattaforme
dedicate l’elenco dei beneficiari per cui sia stata osservata una
qualsiasi anomalia nei consumi e nei comportamenti dai quali si possa
dedurre una eventuale non veridicita’ dei requisiti economici,
reddituali e patrimoniali dichiarati e la non eleggibilita’ al
beneficio. L’elenco di cui al presente comma e’ comunicato
dall’amministrazione responsabile della piattaforma cui e’ pervenuta
la comunicazione all’Agenzia delle entrate e alla Guardia di finanza
che ne tengono conto nella programmazione ordinaria dell’attivita’ di
controllo. Per le suddette finalita’ ispettive, l’Agenzia delle
entrate e la Guardia di finanza accedono, senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica, al SIUSS.
7. Le attivita’ di cui al presente articolo sono svolte dall’INPS,
dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dall’ANPAL, dai
centri per l’impiego, dai comuni e dalle altre amministrazioni
interessate nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziare
disponibili a legislazione vigente, come integrate dall’articolo 12
del presente decreto, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica. Con riferimento alle attivita’ dei comuni di cui al
presente articolo, strumentali al soddisfacimento dei livelli
essenziali di cui all’articolo 4, comma 14, gli eventuali oneri sono
a valere sul Fondo per la lotta alla poverta’ e alla esclusione
sociale di cui all’articolo 1, comma 386, della legge 28 dicembre
2015, n. 208.
8. Al fine di attuare il Rdc anche attraverso appropriati strumenti
e piattaforme informatiche che aumentino l’efficienza del programma e
l’allocazione del lavoro, il Ministero del lavoro e delle politiche
sociali puo’ avvalersi di enti controllati o vigilati da parte di
amministrazioni dello Stato o di societa’ in house, previa
convenzione approvata con decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali.
Art. 7
Sanzioni
1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque, al
fine di ottenere indebitamente il beneficio di cui all’articolo 3,
rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose
non vere, ovvero omette informazioni dovute, e’ punito con la
reclusione da due a sei anni.
2. L’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del
patrimonio, anche se provenienti da attivita’ irregolari, nonche’ di
altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della
riduzione del beneficio entro i termini di cui all’articolo 3, commi
8, ultimo periodo, 9 e 11, e’ punita con la reclusione da uno a tre
anni.
3. Alla condanna in via definitiva per i reati di cui ai commi 1 e
2 e per quello previsto dall’articolo 640-bis del codice penale,
nonche’ alla sentenza di applicazione della pena su richiesta delle
parti per gli stessi reati, consegue di diritto l’immediata revoca
del beneficio con efficacia retroattiva e il beneficiario e’ tenuto
alla restituzione di quanto indebitamente percepito. La revoca e’
disposta dall’INPS ai sensi del comma 10. Il beneficio non puo’
essere nuovamente richiesto prima che siano decorsi dieci anni dalla
condanna.
4. Fermo quanto previsto dal comma 3, quando l’amministrazione
erogante accerta la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni e
delle informazioni poste a fondamento dell’istanza ovvero l’omessa
successiva comunicazione di qualsiasi intervenuta variazione del
reddito, del patrimonio e della composizione del nucleo familiare
dell’istante, la stessa amministrazione dispone l’immediata revoca
del beneficio con efficacia retroattiva. A seguito della revoca, il
beneficiario e’ tenuto alla restituzione di quanto indebitamente
percepito.
5. E’ disposta la decadenza dal Rdc, altresi’, quando uno dei
componenti il nucleo familiare:
a) non effettua la dichiarazione di immediata disponibilita’ al
lavoro, di cui all’articolo 4, commi 4 e 6, ad eccezione dei casi di
esclusione ed esonero;
b) non sottoscrive il Patto per il lavoro ovvero il Patto per
l’inclusione sociale, di cui all’articolo 4, commi 7 e 12, ad
eccezione dei casi di esclusione ed esonero;
c) non partecipa, in assenza di giustificato motivo, alle
iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o ad altra
iniziativa di politica attiva o di attivazione, di cui all’articolo
20, comma 3, lettera b), del decreto legislativo n. 150 del 2015 e
all’articolo 9, comma 3, lettera e), del presente decreto;
d) non aderisce ai progetti di cui all’articolo 4, comma 15, nel
caso in cui il comune di residenza li abbia istituiti;
e) non accetta almeno una di tre offerte congrue ai sensi
dell’articolo 4, comma 8, lettera b), numero 5), ovvero, in caso di
rinnovo ai sensi dell’articolo 3, comma 6, non accetta la prima
offerta congrua utile;
f) non effettua le comunicazioni di cui all’articolo 3, comma 9,
ovvero effettua comunicazioni mendaci producendo un beneficio
economico del Rdc maggiore;
g) non presenta una DSU aggiornata in caso di variazione del
nucleo familiare ai sensi dell’articolo 3, comma 12;
h) venga trovato, nel corso delle attivita’ ispettive svolte
dalle competenti autorita’, intento a svolgere attivita’ di lavoro
dipendente in assenza delle comunicazioni obbligatorie di cui
all’articolo 9-bis del decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608,
ovvero attivita’ di lavoro autonomo o di impresa, in assenza delle
comunicazioni di cui all’articolo 3, comma 9.
6. La decadenza dal beneficio e’ inoltre disposta nel caso in cui
il nucleo familiare abbia percepito il beneficio economico del Rdc in
misura maggiore rispetto a quanto gli sarebbe spettato, per effetto
di dichiarazione mendace in sede di DSU o di altra dichiarazione
nell’ambito della procedura di richiesta del beneficio, ovvero per
effetto dell’omessa presentazione delle prescritte comunicazioni, ivi
comprese le comunicazioni di cui all’articolo 3, comma 10, fermo
restando il recupero di quanto versato in eccesso.
7. In caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato
motivo, alle convocazioni di cui all’articolo 4, commi 5 e 11, da
parte anche di un solo componente il nucleo familiare, si applicano
le seguenti sanzioni:
a) la decurtazione di una mensilita’ del beneficio economico in
caso di prima mancata presentazione;
b) la decurtazione di due mensilita’ alla seconda mancata
presentazione;
c) la decadenza dalla prestazione, in caso di ulteriore mancata
presentazione.
8. Nel caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato
motivo, alle iniziative di orientamento di cui all’articolo 20, comma
3, lettera a), del decreto legislativo n. 150 del 2015, da parte
anche di un solo componente il nucleo familiare, si applicano le
seguenti sanzioni:
a) la decurtazione di due mensilita’, in caso di prima mancata
presentazione;
b) la decadenza dalla prestazione in caso di ulteriore mancata
presentazione.
9. In caso di mancato rispetto degli impegni previsti nel Patto per
l’inclusione sociale relativi alla frequenza dei corsi di istruzione
o di formazione da parte di un componente minorenne ovvero impegni di
prevenzione e cura volti alla tutela della salute, individuati da
professionisti sanitari, si applicano le seguenti sanzioni:
a) la decurtazione di due mensilita’ dopo un primo richiamo
formale al rispetto degli impegni;
b) la decurtazione di tre mensilita’ al secondo richiamo formale;
c) la decurtazione di sei mensilita’ al terzo richiamo formale;
d) la decadenza dal beneficio in caso di ulteriore richiamo.
10. L’irrogazione delle sanzioni diverse da quelle penali e il
recupero dell’indebito, di cui al presente articolo, e’ effettuato
dall’INPS. Gli indebiti recuperati nelle modalita’ di cui
all’articolo 38, comma 3, del decreto-legge n. 78 del 2010,
convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, al netto
delle spese di recupero, sono riversate dall’INPS all’entrata del
bilancio dello Stato per essere riassegnate al Fondo per il Reddito
di Cittadinanza. L’INPS dispone altresi’, ove prevista la decadenza
dal beneficio, la disattivazione della Carta Rdc.
11. In tutti i casi diversi da quelli di cui al comma 3, il Rdc
puo’ essere richiesto dal richiedente ovvero da altro componente il
nucleo familiare solo decorsi diciotto mesi dalla data del
provvedimento di revoca o di decadenza, ovvero, nel caso facciano
parte del nucleo familiare componenti minorenni o con disabilita’,
come definita a fini ISEE, decorsi sei mesi dalla medesima data.
12. I centri per l’impiego e i comuni comunicano alle piattaforme
di cui all’articolo 6, al fine della messa a disposizione dell’INPS,
le informazioni sui fatti suscettibili di dar luogo alle sanzioni di
cui al presente articolo, ivi compresi i casi di cui all’articolo 9,
comma 3, lettera e), entro e non oltre cinque giorni lavorativi dal
verificarsi dell’evento da sanzionare. L’INPS, per il tramite delle
piattaforme di cui all’articolo 6, mette a disposizione dei centri
per l’impiego e dei comuni gli eventuali conseguenti provvedimenti di
decadenza dal beneficio.
13. La mancata comunicazione dei fatti suscettibili di dar luogo
alle sanzioni di decurtazione o decadenza della prestazione determina
responsabilita’ disciplinare e contabile del soggetto responsabile,
ai sensi dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20.
14. Nei casi di dichiarazioni mendaci e di conseguente accertato
illegittimo godimento del Rdc, i centri per l’impiego, i comuni,
l’INPS, l’Agenzia delle entrate, l’Ispettorato nazionale del lavoro
(INL), preposti ai controlli e alle verifiche, trasmettono, entro
dieci giorni dall’accertamento, all’autorita’ giudiziaria la
documentazione completa del fascicolo oggetto della verifica.
15. I comuni sono responsabili delle verifiche e dei controlli
anagrafici, attraverso l’incrocio delle informazioni dichiarate ai
fini ISEE con quelle disponibili presso gli uffici anagrafici e
quelle raccolte dai servizi sociali e ogni altra informazione utile
per individuare omissioni nelle dichiarazioni o dichiarazioni mendaci
al fine del riconoscimento del Rdc.
Art. 8
Incentivi per l’impresa e per il lavoratore
1. Al datore di lavoro che comunica alla piattaforma digitale
dedicata al Rdc nell’ambito del SIUPL le disponibilita’ dei posti
vacanti, e che su tali posti assuma a tempo pieno e indeterminato
soggetti beneficiari di Rdc, anche attraverso l’attivita’ svolta da
un soggetto accreditato di cui all’articolo 12 del decreto
legislativo 14 settembre 2015, n. 150, e’ riconosciuto, ferma
restando l’aliquota di computo delle prestazioni previdenziali,
l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali
a carico del datore di lavoro e del lavoratore, con esclusione dei
premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite dell’importo mensile
del Rdc percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione, per un
periodo pari alla differenza tra 18 mensilita’ e quello gia’ goduto
dal beneficiario stesso e, comunque, non superiore a 780 euro mensili
e non inferiore a cinque mensilita’. In caso di rinnovo ai sensi
dell’articolo 3, comma 6, l’esonero e’ concesso nella misura fissa di
5 mensilita’. L’importo massimo di beneficio mensile non puo’
comunque eccedere l’ammontare totale dei contributi previdenziali e
assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore assunto
per le mensilita’ incentivate, con esclusione dei premi e contributi
dovuti all’INAIL. Nel caso di licenziamento del beneficiario di Rdc,
il datore di lavoro e’ tenuto alla restituzione dell’incentivo fruito
maggiorato delle sanzioni civili di cui all’articolo 116, comma 8,
lettera a), della legge 23 dicembre 2000, n. 388, salvo che il
licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo. Il
datore di lavoro, contestualmente all’assunzione del beneficiario di
Rdc stipula, presso il centro per l’impiego, ove necessario, un patto
di formazione, con il quale garantisce al beneficiario un percorso
formativo o di riqualificazione professionale.
2. Gli enti di formazione accreditati possono stipulare presso i
centri per l’impiego e presso i soggetti accreditati di cui
all’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015, laddove tale
possibilita’ sia prevista da leggi regionali, un Patto di formazione
con il quale garantiscono al beneficiario un percorso formativo o di
riqualificazione professionale, anche mediante il coinvolgimento di
Universita’ ed enti pubblici di ricerca, secondo i piu’ alti standard
di qualita’ della formazione e sulla base di indirizzi definiti con
accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica, utilizzando a tal
fine, le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
legislazione vigente. Se in seguito a questo percorso formativo il
beneficiario di Rdc ottiene un lavoro, coerente con il profilo
formativo sulla base di un contratto di lavoro a tempo pieno e
indeterminato, al datore di lavoro che assume, ferma restando
l’aliquota di computo delle prestazioni previdenziali, e’
riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e
assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore, con
esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite della
meta’ dell’importo mensile del Rdc percepito dal lavoratore all’atto
dell’assunzione, per un periodo pari alla differenza tra 18
mensilita’ e quello gia’ goduto dal beneficiario stesso e, comunque,
non superiore a 390 euro mensili e non inferiore a sei mensilita’ per
meta’ dell’importo del Rdc. In caso di rinnovo ai sensi dell’articolo
3, comma 6, l’esonero e’ concesso nella misura fissa di sei
mensilita’ per meta’ dell’importo del Rdc. L’importo massimo del
beneficio mensile comunque non puo’ eccedere l’ammontare totale dei
contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di
lavoro e del lavoratore assunto per le mensilita’ incentivate, con
esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL. La restante meta’
dell’importo mensile del Rdc percepito dal lavoratore all’atto
dell’assunzione, per un massimo di 390 euro mensili e non inferiore a
sei mensilita’ per meta’ dell’importo del Rdc, e’ riconosciuta
all’ente di formazione accreditato che ha garantito al lavoratore
assunto il predetto percorso formativo o di riqualificazione
professionale, sotto forma di sgravio contributivo applicato ai
contributi previdenziali e assistenziali dovuti per i propri
dipendenti sulla base delle stesse regole valide per il datore di
lavoro che assume il beneficiario del Rdc. Nel caso di licenziamento
del beneficiario del Rdc, il datore di lavoro e’ tenuto alla
restituzione dell’incentivo fruito maggiorato delle sanzioni civili
di cui all’articolo 116, comma 8, lettera a), della legge 23 dicembre
2000, n. 388, salvo che il licenziamento avvenga per giusta causa o
per giustificato motivo. Il Ministero del lavoro e delle politiche
sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze,
puo’ stipulare convenzioni con la Guardia di finanza per le attivita’
di controllo nei confronti dei beneficiari del Rdc e per il
monitoraggio delle attivita’ degli enti di formazione di cui al
presente comma.
3. Le agevolazioni previste ai commi 1 e 2 si applicano a
condizione che il datore di lavoro realizzi un incremento
occupazionale netto del numero di dipendenti nel rispetto dei criteri
fissati dall’articolo 31, comma 1, lettera f), del decreto
legislativo n. 150 del 2015, riferiti esclusivamente ai lavoratori a
tempo indeterminato. Il diritto alle predette agevolazioni e’
subordinato al rispetto degli ulteriori principi generali di cui
all’articolo 31 del decreto legislativo n. 150 del 2015.
4. Ai beneficiari del Rdc che avviano un’attivita’ lavorativa
autonoma o di impresa individuale o una societa’ cooperativa entro i
primi dodici mesi di fruizione del Rdc e’ riconosciuto in un’unica
soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilita’ del Rdc, nei
limiti di 780 euro mensili. Le modalita’ di richiesta e di erogazione
del beneficio addizionale sono stabilite con decreto del Ministro del
lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze e il Ministro dello sviluppo economico.
5. Il diritto alla fruizione degli incentivi di cui al presente
articolo e’ subordinato al rispetto delle condizioni stabilite
dall’articolo 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
6. Le agevolazioni di cui al presente articolo sono concesse ai
sensi e nei limiti del regolamento (UE) n. 1407/2013 della
Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all’applicazione degli
articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea
agli aiuti «de minimis», del regolamento (UE) n. 1408/2013 della
Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all’applicazione degli
articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea
agli aiuti «de minimis» nel settore agricolo e del regolamento (UE)
n. 717/2014 della Commissione, del 27 giugno 2014, relativo
all’applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul
funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de minimis» nel settore
della pesca e dell’acquacoltura.
7. Le agevolazioni di cui al presente articolo sono compatibili e
aggiuntive rispetto a quelle stabilite dall’articolo 1, comma 247,
della legge 30 dicembre 2018, n. 145. Nel caso in cui il datore di
lavoro abbia esaurito gli esoneri contributivi in forza della
predetta legge n. 145 del 2018, gli sgravi contributivi di cui ai
commi 1 e 2 del presente articolo, sono fruiti sotto forma di credito
di imposta per il datore di lavoro. Con decreto del Ministro del
lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, entro sessanta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalita’
di accesso al predetto credito di imposta.
Art. 9
Assegno di ricollocazione
1. Nella fase di prima applicazione del presente decreto, e
comunque non oltre il 31 dicembre 2021, al fine di ottenere un
servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro, il
beneficiario del Rdc tenuto, ai sensi dell’articolo 4, comma 7, a
stipulare il Patto per il lavoro con il centro per l’impiego, decorsi
trenta giorni dalla data di liquidazione della prestazione, riceve
dall’ANPAL l’assegno di ricollocazione (AdR) di cui all’articolo 23
del decreto legislativo n. 150 del 2015, graduato in funzione del
profilo personale di occupabilita’, da spendere presso i centri per
l’impiego o presso i soggetti accreditati ai sensi dell’articolo 12
del medesimo decreto legislativo.
2. A pena di decadenza dal beneficio del Rdc, i soggetti di cui al
comma 1 devono scegliere, entro trenta giorni dal riconoscimento
dell’AdR, il soggetto erogatore del servizio di assistenza intensiva,
prendendo appuntamento sul portale messo a disposizione dall’ANPAL,
anche per il tramite dei centri per l’impiego o degli istituti di
patronato convenzionati. Il servizio ha una durata di sei mesi,
prorogabile di ulteriori sei mesi qualora residui parte dell’importo
dell’assegno; nel caso in cui, entro trenta giorni dalla richiesta,
il soggetto erogatore scelto non si sia attivato nella ricollocazione
del beneficiario, quest’ultimo e’ tenuto a rivolgersi a un altro
soggetto erogatore.
3. Il servizio di assistenza alla ricollocazione deve prevedere:
a) l’affiancamento di un tutor al soggetto di cui al comma 1;
b) il programma di ricerca intensiva della nuova occupazione e la
relativa area, con eventuale percorso di riqualificazione
professionale mirata a sbocchi occupazionali esistenti nell’area
stessa;
c) l’assunzione dell’onere del soggetto di cui al comma 1 di
svolgere le attivita’ individuate dal tutor;
d) l’assunzione dell’onere del soggetto di cui al comma 1 di
accettare l’offerta di lavoro congrua ai sensi dell’articolo 4;
e) l’obbligo per il soggetto erogatore del servizio di comunicare
al centro per l’impiego e all’ANPAL il rifiuto ingiustificato, da
parte della persona interessata, di svolgere una delle attivita’ di
cui alla lettera c), o di una offerta di lavoro congrua, a norma
della lettera d), al fine dell’irrogazione delle sanzioni di cui
all’articolo 7;
f) la sospensione del servizio nel caso di assunzione in prova, o
a termine, con eventuale ripresa del servizio stesso dopo l’eventuale
conclusione del rapporto entro il termine di sei mesi.
4. In caso di utilizzo dell’assegno di ricollocazione presso un
soggetto accreditato, il SIUPL fornisce immediata comunicazione al
centro per l’impiego con cui e’ stato stipulato il Patto per il
lavoro o, nei casi di cui all’articolo 4, comma 9, a quello nel cui
territorio risiede il beneficiario.
5. Le modalita’ operative e l’ammontare dell’assegno di
ricollocazione sono definite con delibera del Consiglio di
amministrazione dell’ANPAL, previa approvazione del Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, sulla base dei principi di cui
all’articolo 23, comma 7, del decreto legislativo n. 150 del 2015.
Gli esiti della ricollocazione sono oggetto dell’attivita’ di
monitoraggio e valutazione comparativa dei soggetti erogatori del
servizio, di cui all’articolo 23, comma 8, del predetto decreto
legislativo n. 150 del 2015.
6. Il finanziamento dell’assegno di ricollocazione e’ a valere sul
Fondo per le politiche attive del lavoro, di cui all’articolo 1,
comma 215, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. L’ANPAL provvede a
monitorare l’andamento delle risorse, fornendo relazioni mensili al
Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed al Ministero
dell’economia e delle finanze. Sulla base delle relazioni mensili, ed
in base a previsioni statistiche effettuate tenendo conto della
percentuale di successi occupazionali, l’ANPAL sospende l’erogazione
di nuovi assegni quando si manifesti un rischio anche prospettico di
esaurimento delle risorse.
7. Fino alla data del 31 dicembre 2021 l’erogazione dell’assegno di
ricollocazione ai soggetti di cui all’articolo 23, comma 1, del
decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, e’ sospesa.
Art. 10
Monitoraggio del Rdc
1. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e’
responsabile del monitoraggio dell’attuazione del Rdc e predispone,
sulla base delle informazioni rilevate sulle piattaforme di cui
all’articolo 6, di quelle fornite dall’INPS e dall’ANPAL, nonche’
delle altre informazioni disponibili in materia, il Rapporto annuale
sull’attuazione del Rdc, pubblicato sul sito internet istituzionale.
2. Ai compiti di cui al comma 1, il Ministero del lavoro e delle
politiche sociali provvede nel limite delle risorse finanziarie,
umane e strumentali gia’ previste a legislazione vigente e senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Art. 11
Modificazioni al decreto legislativo
15 settembre 2017, n. 147
1. A decorrere dal 1° aprile 2019, fatto salvo quanto previsto
all’articolo 13, comma 1, del presente decreto, e’ abrogato il CAPO
II del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, ad eccezione
degli articoli 5, 6, 7 e 10.
2. Al decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147 sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 5:
1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Valutazione
multidimensionale»;
2) il comma 1 e’ abrogato;
3) al comma 2, le parole: «Agli interventi di cui al presente
decreto» sono sostituite dalle seguenti: «Agli interventi di cui al
Patto per l’inclusione sociale per i beneficiari del Reddito di
cittadinanza (Rdc)»;
4) al comma 3, le parole: «, rivolta a tutti i nuclei
beneficiari del ReI,» sono soppresse;
5) al comma 4, primo periodo, le parole «In caso di esito
positivo delle verifiche sul possesso dei requisiti, ai sensi
dell’articolo 9, commi 3 e 4, e’ programmata l’analisi preliminare,
entro il termine di venticinque giorni lavorativi dalla richiesta del
ReI, presso i punti per l’accesso o altra struttura all’uopo
identificata, al fine di» sono sostituite dalle seguenti: «L’analisi
preliminare e’ finalizzata ad»;
6) al comma 5, le parole «il progetto personalizzato e’
sostituito dal patto di servizio, di cui all’articolo 20 del decreto
legislativo n. 150 del 2015, ovvero dal programma di ricerca
intensiva di occupazione, di cui all’articolo 23 del medesimo decreto
legislativo, qualora il patto di servizio sia sospeso ai sensi dello
stesso articolo 23, comma 5, redatti per ciascun membro del nucleo
familiare abile al lavoro non occupato.» sono sostituite dalle
seguenti: «i beneficiari sono indirizzati al competente centro per
l’impiego per la sottoscrizione dei Patti per il lavoro connessi al
Rdc, entro trenta giorni dall’analisi preliminare.»;
7) il comma 6 e’ abrogato;
8) al comma 10, le parole «l’informazione e l’accesso al ReI e»
sono soppresse;
b) all’articolo 6:
1) al comma 1, il secondo e il terzo periodo sono soppressi;
2) al comma 2, lettera b), le parole «connesso al ReI» sono
soppresse;
3) al comma 4, le parole: «I beneficiari del ReI» sono
sostituite dalle seguenti: «I beneficiari del Rdc»;
4) al comma 6, le parole «facilitare l’accesso al ReI» sono
sostituite dalle seguenti: «facilitare l’accesso al Rdc»;
c) all’articolo 7:
1) al comma 1, lettera a), le parole: «, inclusi i servizi per
l’informazione e l’accesso al ReI di cui all’articolo 5, comma 1»
sono soppresse;
2) al comma 3, il secondo periodo e’ soppresso; nel terzo
periodo, le parole: «nell’atto di programmazione ovvero nel Piano
regionale di cui all’articolo 14, comma 1,» sono sostituite dalle
seguenti: «in un atto di programmazione regionale»; nel quarto
periodo, le parole: «dell’atto di programmazione ovvero nel Piano
regionale» sono sostituite dalle seguenti: «dell’atto di
programmazione regionale»;
3) al comma 7, le parole «i beneficiari del ReI» sono
sostituite dalle seguenti: «i beneficiari del Rdc»;
d) all’articolo 10:
1) al comma 2, quarto periodo, le parole: «sentito il Garante
per la protezione dei dati personali» sono sostituite dalle seguenti:
«sentito il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il
Garante per la protezione dei dati personali»;
2) dopo il comma 2, sono inseriti i seguenti:
«2-bis. Ai fini della precompilazione dell’ISEE, i componenti
maggiorenni il nucleo familiare esprimono preventivamente il consenso
al trattamento dei dati personali, reddituali e patrimoniali, ivi
inclusi i dati di cui al comma 1, ai sensi della disciplina vigente
in materia di protezione dei dati personali. All’atto della
manifestazione del consenso, il componente maggiorenne deve indicare
i soggetti dichiaranti autorizzati ad accedere alla DSU precompilata.
Il consenso puo’ essere manifestato rendendo apposita dichiarazione
presso le strutture territoriali dell’INPS ovvero presso i centri di
assistenza fiscale di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 9
luglio 1997, n. 241, nonche’ in maniera telematica mediante accesso
al portale dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate. Il consenso al
trattamento dei propri dati personali, reddituali e patrimoniali,
espresso secondo le modalita’ indicate, e’ comunicato e registrato su
una base dati unica gestita dall’INPS e accessibile ai soggetti
abilitati all’acquisizione del consenso. Resta ferma la facolta’, da
esercitare con le medesime modalita’ di cui al terzo periodo, da
parte di ciascun componente maggiorenne il nucleo familiare di
inibire in ogni momento all’INPS, all’Agenzia delle entrate ed ai
centri di assistenza fiscale l’utilizzo dei dati personali ai fini
della elaborazione della DSU precompilata.
2-ter. Nel caso il consenso di cui al comma 2-bis non sia
stato espresso nelle modalita’ ivi previste ovvero sia stato inibito
l’utilizzo dei dati personali ai fini della elaborazione della DSU
precompilata, resta ferma la possibilita’ di presentare la DSU nella
modalita’ non precompilata. In tal caso, in sede di attestazione
dell’ISEE, sono riportate analiticamente le eventuali omissioni o
difformita’ riscontrate nei dati dichiarati rispetto alle
informazioni disponibili di cui al comma 1, incluse eventuali
difformita’ su saldi e giacenze medie del patrimonio mobiliare.»;
3) al comma 4, le parole: «A decorrere dal 1° gennaio 2019»
sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dal 1° settembre 2019»
e, in fine, e’ aggiunto il seguente periodo: «Le DSU in corso di
validita’ alla data della decorrenza di cui al primo periodo, restano
valide fino al 31 dicembre 2019.»;
e) all’articolo 24:
1) al comma 3, lettera a), dopo il numero 2), e’ inserito il
seguente: «2-bis. Piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza
per il Patto di inclusione sociale;
2) il comma 9 del decreto legislativo n. 147 del 2017 e’
abrogato.
Art. 12
Disposizioni finanziarie per l’attuazione
del programma del Rdc
1. Ai fini dell’erogazione del beneficio economico del Rdc e della
Pensione di cittadinanza, di cui agli articoli 1, 2 e 3, degli
incentivi, di cui all’articolo 8, nonche’ dell’erogazione del Reddito
di inclusione, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, sono autorizzati
limiti di spesa nella misura di 5.894 milioni di euro nel 2019, di
7.131 milioni di euro nel 2020, di 7.355 milioni di euro nel 2021 e
di 7.210 milioni di euro annui a decorrere dal 2022 da iscrivere su
apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero del lavoro
e delle politiche sociali denominato «Fondo per il reddito di
cittadinanza».
2. Per le finalita’ di cui al comma 1 e per consentire le attivita’
di cui ai commi 9 e 10, le risorse del Fondo di cui al comma 1, ad
eccezione delle risorse necessarie per le finalita’ di cui
all’articolo 13, comma 1, sono trasferite annualmente all’INPS su
apposito conto corrente di tesoreria centrale ad esso intestato, dal
quale sono prelevate le risorse necessarie per l’erogazione del
beneficio da trasferire sul conto acceso presso il soggetto
incaricato del Servizio integrato di gestione della carta acquisti e
dei relativi rapporti amministrativi di cui all’articolo 81, comma
35, lettera b), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito,
con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. L’Istituto
stipula apposita convenzione con il soggetto incaricato del servizio
integrato di gestione della carta di cui al primo periodo.
3. Per consentire la stipulazione, previa procedura selettiva
pubblica, di contratti con le professionalita’ necessarie ad
organizzare l’avvio del Rdc, nelle forme del conferimento di
incarichi di collaborazione, nonche’ per la selezione, la formazione
e l’equipaggiamento, anche con il compito di seguire personalmente il
beneficiario nella ricerca di lavoro, nella formazione e nel
reinserimento professionale, e’ autorizzata la spesa nel limite di
200 milioni di euro per l’anno 2019, 250 milioni di euro per l’anno
2020 e di 50 milioni di euro per l’anno 2021 a favore di ANPAL
servizi S.p.A. che adegua i propri regolamenti a quanto disposto dal
presente comma.
4. Al fine di stabilizzare il personale a tempo determinato, ANPAL
servizi S.p.A. e’ autorizzata ad assumere, mediante l’espletamento di
procedure concorsuali riservate per titoli ed esami, entro i limiti
di spesa di 1 milione di euro annui a decorrere dall’anno 2019, il
personale gia’ dipendente di ANPAL servizi S.p.A in forza di
contratti di lavoro a tempo determinato.
5. Anche al fine di consentire ai beneficiari di presentare domanda
di Rdc e di pensione di cittadinanza anche attraverso l’assistenza
dei centri di assistenza fiscale in convenzione con l’INPS ai sensi
dell’articolo 5 comma 1, nonche’ per le attivita’ legate
all’assistenza nella presentazione della DSU a fini ISEE affidate ai
predetti centri di assistenza fiscale, sono stanziati 20 milioni di
euro per l’anno 2019.
6. In deroga a quanto disposto dall’articolo 1, comma 399, della
legge 30 dicembre 2018, n. 145 e nei limiti della dotazione organica
dell’INPS a decorrere dall’anno 2019, e’ autorizzata una spesa di 50
milioni di euro annui per l’assunzione di personale da assegnare alle
strutture dell’INPS al fine di dare piena attuazione alle
disposizioni contenute nel presente decreto.
7. Al fine dell’adeguamento e della manutenzione dei sistemi
informativi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per le
attivita’ di competenza di cui all’articolo 6, nonche’ per attivita’
di comunicazione istituzionale sul programma Rdc, e’ autorizzata la
spesa di 2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019.
8. All’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, sono
apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 255, le parole «Fondo per il reddito di cittadinanza»
sono sostituite dalle seguenti: «Fondo da ripartire per
l’introduzione del reddito di cittadinanza»;
b) al comma 258:
1) al primo periodo, le parole «fino a 1 miliardo di euro per
ciascuno degli anni 2019 e 2020» sono sostituite dalle seguenti:
«fino a 480 milioni di euro per l’anno 2019 e a 420 milioni di euro
per l’anno 2020»;
2) al primo periodo sostituire le parole «e un importo fino a
10 milioni di euro» fino alla fine del periodo con le seguenti: «.
Per il funzionamento dell’ANPAL Servizi Spa e’ destinato un
contributo pari a 10 milioni di euro per l’anno 2019»;
3) al terzo periodo le parole: «, quanto a 120 milioni di euro
per l’anno 2019 e a 160 milioni di euro per l’anno 2020, a valere
sulle risorse destinate dal primo periodo al potenziamento dei centri
per l’impiego e, quanto a 160 milioni di euro annui a decorrere
dall’anno 2021,» sono soppresse.
9. Ai fini del rispetto dei limiti di spesa annuali di cui al comma
1, l’INPS accantona, a valere sulle disponibilita’ del conto di
tesoreria di cui al comma 2, alla concessione di ogni beneficio
economico del Rdc, un ammontare di risorse pari alle mensilita’
spettanti nell’anno, per ciascuna annualita’ in cui il beneficio e’
erogato. All’inizio di ciascuna annualita’ e’ altresi’ accantonata
una quota pari alla meta’ di una mensilita’ aggiuntiva per ciascun
nucleo beneficiario nel programma da oltre sei mesi, al fine di tener
conto degli incentivi di cui all’articolo 8. In caso di esaurimento
delle risorse disponibili per l’esercizio di riferimento ai sensi del
comma 1, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da
adottarsi entro trenta giorni dall’esaurimento di dette risorse, e’
ristabilita la compatibilita’ finanziaria mediante rimodulazione
dell’ammontare del beneficio. Nelle more dell’adozione del decreto di
cui al secondo periodo, l’acquisizione di nuove domande e le
erogazioni sono sospese. La rimodulazione dell’ammontare del
beneficio opera esclusivamente nei confronti delle erogazioni del
beneficio successive all’esaurimento delle risorse non accantonate.
10. Fermo restando il monitoraggio di cui all’articolo 1, comma
257, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, l’INPS provvede al
monitoraggio delle erogazioni del beneficio economico del Rdc, della
Pensione di cittadinanza e degli incentivi di cui all’articolo 8,
inviando entro il 10 di ciascun mese la rendicontazione con
riferimento alla mensilita’ precedente delle domande accolte, dei
relativi oneri, nonche’ delle risorse accantonate ai sensi del comma
9, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero
dell’economia e delle finanze, secondo le indicazioni fornite dai
medesimi Ministeri. L’INPS comunica tempestivamente al Ministero del
lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle
finanze, il raggiungimento, da parte dell’ammontare di accantonamenti
disposti ai sensi del comma 9, del novanta per cento delle risorse
disponibili ai sensi del comma 1.
11. Qualora nell’ambito del monitoraggio di cui al primo periodo
del comma 10 siano accertati, rispetto agli oneri previsti, eventuali
minori oneri, aventi anche carattere pluriennale, le correlate
risorse confluiscono nel fondo di cui all’articolo 1, comma 255 della
legge 30 dicembre 2018, n. 145, per essere destinate anche ai centri
per l’impiego di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 14
settembre 2015, n. 150, al fine del loro potenziamento. In tal caso
sono conseguentemente rideterminati i limiti di spesa di cui al comma
1. L’accertamento avviene quadrimestralmente tramite la procedura di
cui all’articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il Ministro
dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare con propri
decreti, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali, le occorrenti variazioni di bilancio.
12. Al finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni
sociali, di cui all’articolo 4, comma 13, ivi inclusi eventuali costi
per l’adeguamento dei sistemi informativi dei comuni, in forma
singola o associata, per effetto di quanto previsto dal presente
decreto, si provvede mediante l’utilizzo delle risorse residue della
quota del Fondo per la lotta alla poverta’ e alla esclusione sociale
di cui all’articolo 1, comma 386, della legge 28 dicembre 2015, n.
208, destinata al rafforzamento degli interventi e dei servizi
sociali ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 147 del
2017.
Art. 13
Disposizioni transitorie e finali
1. A decorrere dal 1° marzo 2019, il Reddito di inclusione non puo’
essere piu’ richiesto e a decorrere dal successivo mese di aprile non
e’ piu’ riconosciuto, ne’ rinnovato. Per coloro ai quali il Reddito
di inclusione sia stato riconosciuto in data anteriore al mese di
aprile 2019, il beneficio continua ad essere erogato per la durata
inizialmente prevista, fatta salva la possibilita’ di presentare
domanda per il Rdc, nonche’ il progetto personalizzato definito ai
sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo n. 147 del 2017. Il
Reddito di inclusione continua ad essere erogato con le procedure di
cui all’articolo 9 del decreto legislativo n. 147 del 2017 e non e’
in alcun modo compatibile con la contemporanea fruizione del Rdc da
parte di alcun componente il nucleo familiare.
2. Sono in ogni caso fatte salve le potesta’ attribuite alle
regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e
Bolzano dai rispettivi statuti speciali e dalle relative norme di
attuazione.
Capo II
Trattamento di pensione anticipata {quota 100} e altre disposizioni pensionistiche
Art. 14
Disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione con
almeno 62 anni di eta’ e 38 anni di contributi
1. In via sperimentale per il triennio 2019-2021, gli iscritti
all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e
sostitutive della medesima, gestite dall’INPS, nonche’ alla gestione
separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995,
n. 335, possono conseguire il diritto alla pensione anticipata al
raggiungimento di un’eta’ anagrafica di almeno 62 anni e di
un’anzianita’ contributiva minima di 38 anni, di seguito definita
«pensione quota 100». Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021
puo’ essere esercitato anche successivamente alla predetta data,
ferme restando le disposizioni del presente articolo. Il requisito di
eta’ anagrafica di cui al presente comma, non e’ adeguato agli
incrementi alla speranza di vita di cui all’articolo 12 del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
2. Ai fini del conseguimento del diritto alla pensione quota 100,
gli iscritti a due o piu’ gestioni previdenziali di cui al comma 1,
che non siano gia’ titolari di trattamento pensionistico a carico di
una delle predette gestioni, hanno facolta’ di cumulare i periodi
assicurativi non coincidenti nelle stesse gestioni amministrate
dall’INPS, in base alle disposizioni di cui all’articolo 1, commi
243, 245 e 246, della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Ai fini della
decorrenza della pensione di cui al presente comma trovano
applicazione le disposizioni previste dai commi 4, 5, 6 e 7. Per i
lavoratori dipendenti dalle pubbliche amministrazioni di cui
all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, in caso di contestuale iscrizione presso piu’ gestioni
pensionistiche, ai fini della decorrenza della pensione trovano
applicazione le disposizioni previste dai commi 6 e 7.
3. La pensione quota 100 non e’ cumulabile, a far data dal primo
giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei
requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da
lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da
lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui.
4. Gli iscritti alle gestioni pensionistiche di cui al comma 1 che
maturano entro il 31 dicembre 2018 i requisiti previsti al medesimo
comma, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento
pensionistico dal 1° aprile 2019.
5. Gli iscritti alle gestioni pensionistiche di cui al comma 1 che
maturano dal 1° gennaio 2019 i requisiti previsti al medesimo comma,
conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico
trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi.
6. Tenuto conto della specificita’ del rapporto di impiego nella
pubblica amministrazione e dell’esigenza di garantire la continuita’
e il buon andamento dell’azione amministrativa e fermo restando
quanto previsto dal comma 7, le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3
si applicano ai lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni
di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del
2001, nel rispetto della seguente disciplina:
a) i dipendenti pubblici che maturano entro la data di entrata in
vigore del presente decreto i requisiti previsti dal comma 1,
conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico
dal 1° agosto 2019;
b) i dipendenti pubblici che maturano dal giorno successivo alla
data di entrata in vigore del presente decreto i requisiti previsti
dal comma 1, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento
pensionistico trascorsi sei mesi dalla data di maturazione dei
requisiti stessi e comunque non prima della data di cui alla lettera
a) del presente comma;
c) la domanda di collocamento a riposo deve essere presentata
all’amministrazione di appartenenza con un preavviso di sei mesi;
d) limitatamente al diritto alla pensione quota 100, non trova
applicazione l’articolo 2, comma 5, del decreto-legge 31 agosto 2013,
n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013,
n. 125.
7. Ai fini del conseguimento della pensione quota 100 per il
personale del comparto scuola ed AFAM si applicano le disposizioni di
cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.
In sede di prima applicazione, entro il 28 febbraio 2019, il relativo
personale a tempo indeterminato puo’ presentare domanda di cessazione
dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno
scolastico o accademico.
8. Sono fatte salve le disposizioni che prevedono requisiti piu’
favorevoli in materia di accesso al pensionamento.
9. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano per il
conseguimento della prestazione di cui all’articolo 4, commi 1 e 2,
della legge 28 giugno 2012, n. 92, nonche’ alle prestazioni erogate
ai sensi dell’articolo 26, comma 9, lettera b), e dell’articolo 27,
comma 5, lettera f), del decreto legislativo 14 settembre 2015, n.
148.
10. Le disposizioni dei commi 1 e 2 non si applicano altresi’ al
personale militare delle Forze armate, soggetto alla specifica
disciplina recata dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165, e
al personale delle Forze di polizia e di polizia penitenziaria,
nonche’ al personale operativo del Corpo nazionale dei vigili del
fuoco e al personale della Guardia di finanza.
Art. 15
Riduzione anzianita’ contributiva per accesso al pensionamento
anticipato indipendente dall’eta’ anagrafica. Decorrenza con
finestre trimestrali
1. Il comma 10 dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011,
n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
n. 214, e’ sostituito dal seguente: «10. A decorrere dal 1° gennaio
2019 e con riferimento ai soggetti la cui pensione e’ liquidata a
carico dell’AGO e delle forme sostitutive ed esclusive della
medesima, nonche’ della gestione separata di cui all’articolo 2,
comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, l’accesso alla pensione
anticipata e’ consentito se risulta maturata un’anzianita’
contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi
per le donne. Il trattamento pensionistico decorre trascorsi tre mesi
dalla data di maturazione dei predetti requisiti».
2. Al requisito contributivo di cui all’articolo 24, comma 10, del
decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, non trovano applicazione, dal
1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2026, gli adeguamenti alla
speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio
2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio
2010, n. 122.
3. In sede di prima applicazione i soggetti che hanno maturato i
requisiti dal 1° gennaio 2019 alla data di entrata in vigore del
presente decreto conseguono il diritto al trattamento pensionistico
dal 1° aprile 2019.
4. Per le finalita’ di cui al presente articolo, al personale del
comparto scuola e AFAM si applicano le disposizioni di cui
all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. In
sede di prima applicazione, entro il 28 febbraio 2019, il relativo
personale a tempo indeterminato puo’ presentare domanda di cessazione
dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno
scolastico o accademico.
Art. 16
Opzione donna
1. Il diritto al trattamento pensionistico anticipato e’
riconosciuto, secondo le regole di calcolo del sistema contributivo
previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n.180, nei confronti
delle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2018 hanno maturato
un’anzianita’ contributiva pari o superiore a trentacinque anni e
un’eta’ pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a
59 anni per le lavoratrici autonome. Il predetto requisito di eta’
anagrafica non e’ adeguato agli incrementi alla speranza di vita di
cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
2. Al trattamento pensionistico di cui al comma 1 si applicano le
disposizioni in materia di decorrenza di cui all’articolo 12 del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
3. Per le finalita’ di cui al presente articolo, al personale del
comparto scuola e AFAM si applicano le disposizioni di cui
all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. In
sede di prima applicazione, entro il 28 febbraio 2019, il relativo
personale a tempo indeterminato puo’ presentare domanda di cessazione
dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno
scolastico o accademico.
Art. 17
Abrogazione incrementi eta’ pensionabile per effetto dell’aumento
della speranza di vita per i lavoratori precoci
1. Per i soggetti che maturano i requisiti di cui all’articolo 1,
comma 199, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, non trovano
applicazione dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2026 gli
adeguamenti di cui all’articolo 1, comma 200, della medesima legge n.
232 del 2016 e di cui all’articolo 1, comma 149, della legge 27
dicembre 2017, n. 205, e gli stessi soggetti, a decorrere dal 1°
gennaio 2019, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento
pensionistico trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei
requisiti stessi. Conseguentemente, l’autorizzazione di spesa di cui
all’articolo 1, comma 203, della legge n. 232 del 2016, e’
incrementata di 31 milioni di euro per l’anno 2019, 54,4 milioni di
euro per l’anno 2020, 49,5 milioni di euro per l’anno 2021, 55,3
milioni di euro per l’anno 2022, 100 milioni di euro per l’anno 2023,
118,1 milioni di euro per l’anno 2024, 164,5 milioni di euro per
l’anno 2025, 203,7 milioni di euro per l’anno 2026, 215,3 milioni di
euro per l’anno 2027 e 219,5 milioni di euro annui a decorrere
dall’anno 2028.
Art. 18
Ape sociale
1. All’articolo 1, comma 179, della legge 11 dicembre 2016, n. 232,
le parole «31 dicembre 2018» sono sostituite dalle seguenti: «31
dicembre 2019». Conseguentemente, l’autorizzazione di spesa di cui al
comma 186 del medesimo articolo 1 della citata legge n. 232 del 2016
e’ incrementata di 16,2 milioni di euro per l’anno 2019, 131,8
milioni di euro per l’anno 2020, 142,8 milioni di euro per l’anno
2021, 104,1 milioni di euro per l’anno 2022, 51,0 milioni di euro per
l’anno 2023 e 2 milioni di euro per l’anno 2024 e l’articolo 1, comma
167, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 e’ soppresso. Le
disposizioni di cui al secondo e terzo periodo del comma 165,
dell’articolo 1 della legge n. 205 del 2017 si applicano anche con
riferimento ai soggetti che verranno a trovarsi nelle condizioni
indicate nel corso dell’anno 2019.
Art. 19
Termine di prescrizione dei contributi di previdenza e di assistenza
sociale per le amministrazioni pubbliche
1. All’articolo 3 della legge 8 agosto 1995, n. 335, dopo il comma
10 e’ inserito il seguente:
«10-bis. Per le gestioni previdenziali esclusive amministrate
dall’INPS cui sono iscritti i lavoratori dipendenti delle
amministrazioni pubbliche di cui al decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, i termini di prescrizione di cui ai commi 9 e 10,
riferiti agli obblighi relativi alle contribuzioni di previdenza e di
assistenza sociale obbligatoria afferenti ai periodi di competenza
fino al 31 dicembre 2014, non si applicano fino al 31 dicembre 2021,
fatti salvi gli effetti di provvedimenti giurisdizionali passati in
giudicato nonche’ il diritto all’integrale trattamento pensionistico
del lavoratore.».
Art. 20
Facolta’ di riscatto periodi non coperti da contribuzione
1. In via sperimentale, per il triennio 2019-2021, gli iscritti
all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidita’, la
vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti e alle forme
sostitutive ed esclusive della medesima, nonche’ alle gestioni
speciali dei lavoratori autonomi, e alla gestione separata di cui
all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, privi di
anzianita’ contributiva al 31 dicembre 1995 e non gia’ titolari di
pensione, hanno facolta’ di riscattare, in tutto o in parte, i
periodi antecedenti alla data di entrata in vigore del presente
decreto compresi tra la data del primo e quella dell’ultimo
contributo comunque accreditato nelle suddette forme assicurative,
non soggetti a obbligo contributivo e che non siano gia’ coperti da
contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di
previdenza obbligatoria. Detti periodi possono essere riscattati
nella misura massima di cinque anni, anche non continuativi.
2. L’eventuale successiva acquisizione di anzianita’ assicurativa
antecedente al 1° gennaio 1996 determina l’annullamento d’ufficio del
riscatto gia’ effettuato ai sensi del presente articolo, con
conseguente restituzione dei contributi.
3. La facolta’ di cui al comma 1 e’ esercitata a domanda
dell’assicurato o dei suoi superstiti o dei suoi parenti ed affini
entro il secondo grado, e l’onere e’ determinato in base ai criteri
fissati dal comma 5 dell’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile
1997, n. 184. L’onere cosi’ determinato e’ detraibile dall’imposta
lorda nella misura del 50 per cento con una ripartizione in cinque
quote annuali costanti e di pari importo nell’anno di sostenimento e
in quelli successivi.
4. Per i lavoratori del settore privato l’onere per il riscatto di
cui al comma 1 puo’ essere sostenuto dal datore di lavoro
dell’assicurato destinando, a tal fine, i premi di produzione
spettanti al lavoratore stesso. In tal caso, e’ deducibile dal
reddito di impresa e da lavoro autonomo e, ai fini della
determinazione dei redditi da lavoro dipendente, rientra nell’ipotesi
di cui all’articolo 51, comma 2, lettera a), del decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
5. Il versamento dell’onere puo’ essere effettuato ai regimi
previdenziali di appartenenza in unica soluzione ovvero in massimo 60
rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a euro 30, senza
applicazione di interessi per la rateizzazione. La rateizzazione
dell’onere non puo’ essere concessa nei casi in cui i contributi da
riscatto debbano essere utilizzati per la immediata liquidazione
della pensione diretta o indiretta o nel caso in cui gli stessi siano
determinanti per l’accoglimento di una domanda di autorizzazione ai
versamenti volontari; qualora cio’ avvenga nel corso della dilazione
gia’ concessa, la somma ancora dovuta sara’ versata in unica
soluzione.
6. All’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184,
dopo il comma 5-ter, e’ aggiunto, in fine, il seguente:
«5-quater. La facolta’ di riscatto di cui al presente articolo,
dei periodi da valutare con il sistema contributivo, e’ consentita,
fino al compimento del quarantacinquesimo anno di eta’. In tal caso,
l’onere dei periodi di riscatto e’ costituito dal versamento di un
contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo
imponibile annuo di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto
1990, n. 233, moltiplicato per l’aliquota di computo delle
prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria
per i lavoratori dipendenti, vigenti alla data di presentazione della
domanda.».
Art. 21
Esclusione opzionale dal massimale contributivo dei lavoratori che
prestano servizio in settori in cui non sono attive forme di
previdenza complementare compartecipate dal datore di lavoro
1. In deroga al secondo periodo del comma 18 dell’articolo 2 della
legge 18 agosto 1995, n. 335, i lavoratori delle pubbliche
amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, e all’articolo 3 del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che prestano servizio in
settori in cui non risultano attivate forme pensionistiche
complementari compartecipate dal datore di lavoro e che siano
iscritti a far data dal 1° gennaio 1996 a forme pensionistiche
obbligatorie possono, su domanda, essere esclusi dal meccanismo del
massimale contributivo di cui al medesimo comma 18. La domanda di cui
al primo periodo deve essere proposta entro il termine di sei mesi
dalla data di entrata in vigore del presente decreto o dalla data di
superamento del massimale contributivo oppure dalla data di
assunzione.
Art. 22
Fondi di solidarieta’ bilaterali
1. Fermo restando quanto previsto al comma 9 dell’articolo 14, e in
attesa della riforma dei Fondi di solidarieta’ bilaterali di settore
con l’obiettivo di risolvere esigenze di innovazione delle
organizzazioni aziendali e favorire percorsi di ricambio
generazionale, anche mediante l’erogazione di prestazioni
previdenziali integrative finanziate con i fondi interprofessionali,
a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i
fondi di cui al decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, oltre
le finalita’ previste dall’articolo 26, comma 9, del medesimo decreto
legislativo n. 148 del 2015, possono altresi’ erogare un assegno
straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che raggiungano
i requisiti previsti per l’opzione per l’accesso alla pensione quota
100 di cui al presente decreto entro il 31 dicembre 2021 e ferma
restando la modalita’ di finanziamento di cui all’articolo 33, comma
3, del citato decreto legislativo n. 148 del 2015.
2. L’assegno di cui al comma 1 puo’ essere erogato solo in presenza
di accordi collettivi di livello aziendale o territoriale
sottoscritti con le organizzazioni sindacali comparativamente piu’
rappresentative a livello nazionale nei quali e’ stabilito a garanzia
dei livelli occupazionali il numero di lavoratori da assumere in
sostituzione dei lavoratori che accedono a tale prestazione.
3. Nell’ambito delle ulteriori prestazioni di cui all’articolo 32
del decreto legislativo n. 148 del 2015, i Fondi di solidarieta’
provvedono, a loro carico e previo il versamento agli stessi Fondi
della relativa provvista finanziaria da parte dei datori di lavoro,
anche al versamento della contribuzione correlata a periodi utili per
il conseguimento di qualunque diritto alla pensione anticipata o di
vecchiaia, riscattabili o ricongiungibili precedenti all’accesso ai
Fondi di solidarieta’. Le disposizioni di cui al presente comma si
applicano ai lavoratori che maturano i requisiti per fruire della
prestazione straordinaria senza ricorrere ad operazioni di riscatto o
ricongiunzione, ovvero a coloro che raggiungono i requisiti di
accesso alla prestazione straordinaria per effetto del riscatto o
della ricongiunzione. Le relative risorse sono versate ai Fondi di
solidarieta’ dal datore di lavoro interessato e costituiscono
specifica fonte di finanziamento riservata alle finalita’ di cui al
presente comma. I predetti versamenti sono deducibili ai sensi della
normativa vigente.
4. Per le prestazioni di cui all’articolo 4, commi 1 e 2, della
legge 28 giugno 2012, n. 92, e all’articolo 26, comma 9, lettera b),
e all’articolo 27, comma 5, lettera f), del decreto legislativo n.
148 del 2015, con decorrenze successive al 1° gennaio 2019, il datore
di lavoro interessato ha l’obbligo di provvedere al pagamento della
prestazione ai lavoratori fino alla prima decorrenza utile del
trattamento pensionistico e, ove prevista dagli accordi istitutivi,
al versamento della contribuzione correlata fino al raggiungimento
dei requisiti minimi previsti.
5. Gli accordi previsti dal presente articolo, ai fini della loro
efficacia, devono essere depositati entro trenta giorni dalla
sottoscrizione con le modalita’ individuate in attuazione
dell’articolo 14 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151.
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai fondi
bilaterali gia’ costituiti o in corso di costituzione.
6. Il Fondo di solidarieta’ per il lavoro in somministrazione, di
cui all’articolo 27 del decreto legislativo n.148 del 2015, istituito
presso il Fondo di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276, e’ autorizzato a versare all’INPS, per
periodi non coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa,
contributi pari all’aliquota di finanziamento prevista per il Fondo
lavoratori dipendenti, secondo quanto stabilito dal contratto
collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro. Le
modalita’ di determinazione della contribuzione e di versamento del
contributo sono stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali sentito il Ministro dell’economia e delle finanze.
Rientrano altresi’ tra le competenze del Fondo di cui al presente
comma, a valere sulle risorse appositamente previste dalla
contrattazione collettiva di settore, i programmi formativi di
riconversione o riqualificazione professionale, nonche’ le altre
misure di politica attiva stabilite dalla contrattazione collettiva
stessa.
Art. 23
Anticipo del TFS
1. Ferma restando la normativa vigente in materia di liquidazione
dell’indennita’ di fine servizio comunque denominata, di cui
all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,
con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, i lavoratori
di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, nonche’ il personale degli enti pubblici di ricerca,
cui e’ liquidata la pensione quota 100 ai sensi dell’articolo 14,
conseguono il riconoscimento dell’indennita’ di fine servizio
comunque denominata al momento in cui tale diritto maturerebbe a
seguito del raggiungimento dei requisiti di accesso al sistema
pensionistico, ai sensi dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre
2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre
2011, n. 214, tenuto anche conto di quanto disposto dal comma 12 del
medesimo articolo relativamente agli adeguamenti dei requisiti
pensionistici alla speranza di vita.
2. Sulla base di apposite certificazioni rilasciate dall’INPS, i
soggetti di cui al comma 1 nonche’ i soggetti che accedono al
trattamento di pensione ai sensi dell’articolo 24 del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22
dicembre 2011, n. 214, possono presentare richiesta di finanziamento
di una somma pari all’importo, definito nella misura massima nel
successivo comma 5, dell’indennita’ di fine servizio maturata, alle
banche o agli intermediari finanziari che aderiscono a un apposito
accordo quadro da stipulare, entro 60 giorni dalla data di
conversione in legge del presente decreto, tra il Ministro del lavoro
e delle politiche sociali, il Ministro dell’economia e delle finanze,
il Ministro per la pubblica amministrazione e l’Associazione bancaria
italiana, sentito l’INPS. Ai fini del rimborso del finanziamento e
dei relativi interessi, l’INPS trattiene il relativo importo
dall’indennita’ di fine servizio comunque denominata, fino a
concorrenza dello stesso. Gli importi trattenuti dall’INPS, fermo
restando quanto stabilito dall’articolo 545 del codice di procedura
civile, non sono soggetti a procedure di sequestro o pignoramento e,
in ogni caso, a esecuzione forzata in virtu’ di qualsivoglia azione
esecutiva o cautelare. Il finanziamento e’ garantito dalla cessione
pro solvendo, automatica e nel limite dell’importo finanziato, senza
alcuna formalita’, dei crediti derivanti dal trattamento di fine
servizio maturato, che i soggetti di cui al primo periodo del
presente comma vantano nei confronti dell’INPS.
3. E’ istituito nello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze un Fondo di garanzia per l’accesso ai
finanziamenti di cui al comma 2, con una dotazione iniziale pari a 50
milioni di euro per l’anno 2019. Ai relativi oneri si provvede
mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui
all’articolo 37, comma 6, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89. La
garanzia del Fondo copre l’80 per cento del finanziamento di cui al
comma 2 e dei relativi interessi. Il Fondo e’ ulteriormente
alimentato con le commissioni, orientate a criteri di mercato, di
accesso al Fondo stesso, che a tal fine sono versate sul conto
corrente presso la tesoreria dello Stato istituito ai sensi del comma
8. La garanzia del Fondo e’ a prima richiesta, esplicita,
incondizionata, irrevocabile. Gli interventi del Fondo sono assistiti
dalla garanzia dello Stato, avente le medesime caratteristiche di
quella del Fondo, quale garanzia di ultima istanza. La garanzia dello
Stato e’ elencata nell’allegato allo stato di previsione del
Ministero dell’economia e delle finanze, di cui all’articolo 31 della
legge 31 dicembre 2009, n. 196. Il finanziamento e’ altresi’
assistito automaticamente dal privilegio di cui all’articolo
2751-bis, primo comma, numero 1), del codice civile. Il Fondo e’
surrogato di diritto alla banca o all’intermediario finanziario, per
l’importo pagato, nonche’ nel privilegio di cui al citato articolo
2751-bis, primo comma, numero 1), del codice civile.
4. Il finanziamento di cui al comma 2 e le formalita’ a esso
connesse nell’intero svolgimento del rapporto sono esenti
dall’imposta di registro, dall’imposta di bollo e da ogni altra
imposta indiretta, nonche’ da ogni altro tributo o diritto. Per le
finalita’ di cui al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231,
l’operazione di finanziamento e’ sottoposta a obblighi semplificati
di adeguata verifica della clientela.
5. L’importo finanziabile e’ pari a 30.000 euro ovvero all’importo
spettante ai soggetti di cui al comma 2 nel caso in cui l’indennita’
di fine servizio comunque denominata sia di importo inferiore. Alle
operazioni di finanziamento di cui al comma 2 si applica il tasso di
interesse indicato nell’accordo quadro di cui al medesimo comma.
6. Gli interessi vengono liquidati contestualmente al rimborso
della quota capitale.
7. Le modalita’ di attuazione delle disposizioni di cui al presente
articolo e gli ulteriori criteri, condizioni e adempimenti, anche in
termini di trasparenza ai sensi del Titolo VI del decreto legislativo
1° settembre 1993, n. 385, per l’accesso al finanziamento, nonche’ i
criteri, le condizioni e le modalita’ di funzionamento del Fondo di
garanzia di cui al comma 3 e della garanzia di ultima istanza dello
Stato sono disciplinati con decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per la
pubblica amministrazione, da emanare entro sessanta giorni dalla data
di conversione in legge del presente decreto, sentiti l’INPS, il
Garante per la protezione dei dati personali e l’Autorita’ garante
della concorrenza e del mercato.
8. La gestione del Fondo di garanzia di cui al comma 3 e’ affidata
all’INPS sulla base di un’apposita convenzione da stipulare tra lo
stesso Istituto e il Ministro dell’economia e delle finanze, il
Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per la
pubblica amministrazione. Per la predetta gestione e’ autorizzata
l’istituzione di un apposito conto corrente presso la tesoreria dello
Stato intestato al gestore.
Art. 24
Detassazione TFS
1. L’aliquota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche
determinata ai sensi dell’articolo 19, comma 2-bis, del Testo unico
delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sull’indennita’ di fine servizio
comunque denominata e’ ridotta in misura pari a:
a) 1,5 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi
dodici mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la
cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale
data;
b) 3 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi
ventiquattro mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la
cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale
data;
c) 4,5 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi
trentasei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la
cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale
data;
d) 6 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi
quarantotto mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la
cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale
data;
e) 7,5 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi
sessanta mesi o piu’ dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la
cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale
data.
2. La disposizione di cui al presente articolo non si applica
sull’imponibile dell’indennita’ di fine servizio di importo superiore
a 50.000 euro.
Art. 25
Ordinamento degli Enti previdenziali pubblici
1. All’articolo 3 del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2 dopo la lettera a) e’ aggiunta la seguente: «a-bis)
il consiglio di amministrazione»;
b) il comma 3 e’ sostituito dal seguente: «3. Il Presidente ha la
rappresentanza legale dell’Istituto; convoca e presiede il consiglio
di amministrazione; puo’ assistere alle sedute del consiglio di
indirizzo e vigilanza. Il Presidente e’ nominato ai sensi della legge
24 gennaio 1978, n. 14, con la procedura di cui all’articolo 3 della
legge 23 agosto 1988, n. 400; la deliberazione del Consiglio dei
ministri e’ adottata su proposta del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze.»;
c) al comma 4:
1) al secondo periodo dopo la parola «cessazione» sono inserite
le seguenti: «o decadenza»;
2) dopo il secondo periodo e’ aggiunto il seguente: «Il
Ministro del lavoro e delle politiche sociali provvede alla proposta
di nomina di cui al comma 3.»;
d) il comma 5 e’ sostituito dal seguente: «5. Il consiglio di
amministrazione predispone i piani pluriennali, i criteri generali
dei piani di investimento e disinvestimento, il bilancio preventivo
ed il conto consuntivo; approva i piani annuali nell’ambito della
programmazione; delibera i piani d’impiego dei fondi disponibili e
gli atti individuati nel regolamento interno di organizzazione e
funzionamento; delibera il regolamento organico del personale,
sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del
personale, nonche’ l’ordinamento dei servizi, la dotazione organica e
i regolamenti concernenti l’amministrazione e la contabilita’, e i
regolamenti di cui all’articolo 10 del decreto-legge 30 dicembre
1987, n. 536, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio
1988, n. 48; trasmette trimestralmente al consiglio di indirizzo e
vigilanza una relazione sull’attivita’ svolta con particolare
riferimento al processo produttivo e al profilo finanziario, nonche’
qualsiasi altra relazione che venga richiesta dal consiglio di
indirizzo e vigilanza. Il consiglio esercita inoltre ogni altra
funzione che non sia compresa nella sfera di competenza degli altri
organi dell’ente. Il consiglio e’ composto dal presidente
dell’Istituto, che lo presiede, e da quattro membri scelti tra
persone dotate di comprovata competenza e professionalita’ nonche’ di
indiscussa moralita’ e indipendenza. Si applicano, riguardo ai
requisiti, le disposizioni di cui al decreto legislativo 14 marzo
2013, n. 33 e al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39. La carica
di consigliere di amministrazione e’ incompatibile con quella di
componente del consiglio di indirizzo e vigilanza.»;
e) al comma 8 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il
consiglio di amministrazione e’ nominato con decreto del Presidente
del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro del lavoro e
delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze.»;
f) il comma 11 e’ sostituito dal seguente: «11. Gli emolumenti
rispettivamente del Presidente e dei componenti del consiglio di
amministrazione di INPS e INAIL sono definiti senza nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica, con decreto del Ministro del
lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze. Ai predetti fini, ferme restando le
misure di contenimento della medesima spesa gia’ previste dalla
legislazione vigente, ciascun Istituto definisce entro il 30 aprile
2019, ulteriori interventi di riduzione strutturale delle proprie
spese di funzionamento. Le predette misure sono sottoposte alla
verifica del collegio dei sindaci dei rispettivi enti previdenziali e
comunicate ai Ministeri vigilanti.».
2. In fase di prima attuazione, al momento della scadenza, della
decadenza o della cessazione del mandato del Presidente dell’INPS e
dell’INAIL, nelle more del perfezionamento della procedura di nomina
del nuovo Presidente e del consiglio di amministrazione, per
consentire il corretto dispiegarsi dell’azione amministrativa degli
Istituti, con apposito decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, possono essere nominati i soggetti cui sono attribuiti i
poteri, rispettivamente, del Presidente e del consiglio di
amministrazione, come individuati nelle disposizioni del presente
decreto. Al riguardo, sempre in fase di prima attuazione, non trova
applicazione l’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 16 maggio 1994,
n. 293, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 1994, n.
444.
3. Il comma 8 dell’articolo 7 del decreto-legge 31 maggio 2010, n.
78 convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122
e’ abrogato.
Art. 26
Fondo di solidarieta’ trasporto aereo
1. All’articolo 2 della legge 28 giugno 2012, n. 92, il comma 47 e’
sostituito dal seguente: «47. A decorrere dal 1° gennaio 2020 le
maggiori somme derivanti dall’incremento dell’addizionale di cui
all’articolo 6-quater, comma 2, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n.
7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43,
come modificato dal comma 48 del presente articolo, sono riversate
alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle
gestioni previdenziali dell’INPS, di cui all’articolo 37 della legge
9 marzo 1989, n. 88, e per l’anno 2019 le stesse somme sono riversate
alla medesima gestione nella misura del 50 per cento.».
2. All’articolo 6-quater del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7,
convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, il
comma 2 e’ sostituito dal seguente: «2. L’addizionale comunale sui
diritti di imbarco e’ altresi’ incrementata di tre euro a passeggero.
L’incremento dell’addizionale di cui al presente comma e’ destinato
fino al 31 dicembre 2018 ad alimentare il Fondo speciale per il
sostegno del reddito e dell’occupazione e della riconversione e
riqualificazione del personale del settore del trasporto aereo,
costituito ai sensi dell’articolo 1-ter del decreto-legge 5 ottobre
2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre
2004, n. 291 e, per l’anno 2019, all’alimentazione del predetto Fondo
nella misura del cinquanta per cento».
3. Sono abrogati i commi 5 e 6 dell’articolo 13-ter del
decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 agosto 2016, n. 160.
Capo III
Disposizioni finali
Art. 27
Disposizioni in materia di giochi
1. La ritenuta sulle vincite del gioco numerico a quota fissa
denominato «10&lotto» e dei relativi giochi opzionali e complementari
e’ fissata all’11 per cento a decorrere dal 1° luglio 2019. Resta
ferma la ritenuta dell’8 per cento per tutti gli altri giochi
numerici a quota fissa.
2. Al comma 1051 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n.
145, le parole «di 1,35 per gli apparecchi di cui alla lettera a)»
sono sostituite dalle seguenti: «di 2,00 per gli apparecchi di cui
alla lettera a)».
3. Il rilascio dei nulla osta di distribuzione previsti
dall’articolo 38, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ai
produttori e agli importatori degli apparecchi e congegni da
intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a), del
Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio
decreto 18 giugno 1931, n. 773, e’ subordinato al versamento di un
corrispettivo una tantum di 100 euro per ogni singolo apparecchio.
Per il solo anno 2019, il corrispettivo una tantum previsto
dall’articolo 24, comma 36, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e’
fissato in euro 200 per ogni singolo apparecchio.
4. In considerazione della previsione di cui all’articolo 1, comma
569, lettera b), e articolo 1, comma 1098, di cui alla legge 30
dicembre 2018, n. 145, l’introduzione della tessera sanitaria
prevista dall’articolo 9-quater del decreto-legge 12 luglio 2018, n.
87, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96,
sugli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a), del
Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio
decreto 18 giugno 1931, n. 773, deve intendersi riferita agli
apparecchi che consentono il gioco pubblico da ambiente remoto.
5. Per il solo anno 2019, i versamenti a titolo di prelievo
erariale unico degli apparecchi e congegni da intrattenimento di cui
all’articolo 110, comma 6, del Testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, dovuti a
titolo di primo, secondo e terzo acconto relativi al sesto bimestre
ai sensi dell’articolo 39, comma 13-bis, del decreto-legge 30
settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24
novembre 2003, n. 326 e dell’articolo 6 del decreto direttoriale 1
luglio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22 luglio 2010, n.
169, sono maggiorati nella misura del 10 per cento ciascuno; il
quarto versamento, dovuto a titolo di saldo, e’ ridotto dei
versamenti effettuati a titolo di acconto, comprensivi delle dette
maggiorazioni.
6. Al fine di contrastare piu’ efficacemente l’esercizio abusivo di
giochi e scommesse offerti al pubblico e i fenomeni di disturbo da
gioco d’azzardo patologico, all’articolo 4 della legge 13 dicembre
1989, n. 401, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1, le parole «con la reclusione da sei mesi a tre
anni» ovunque ricorrono sono sostituite dalle seguenti: «con la
reclusione da tre a sei anni e con la multa da venti a cinquanta mila
euro»;
b) le parole «Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato»
dovunque compaiono sono sostituite dalle seguenti: «Agenzia delle
dogane e dei monopoli»;
c) e’ aggiunto il seguente comma: «4-quater). L’Agenzia delle
dogane e dei monopoli e’ tenuta alla realizzazione, in collaborazione
con la Guardia di finanza e le altre forze di polizia, di un piano
straordinario di controllo e contrasto all’attivita’ illegale di cui
ai precedenti commi con l’obiettivo di determinare l’emersione della
raccolta di gioco illegale.».
7. All’articolo 110, comma 9, del testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773,
dopo la lettera f-ter) e’ aggiunta la seguente: «f-quater) chiunque,
sul territorio nazionale, produce, distribuisce o installa o comunque
mette a disposizione, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o in
circoli o associazioni di qualunque specie, apparecchi destinati,
anche indirettamente, a qualunque forma di gioco, anche di natura
promozionale, non rispondenti alle caratteristiche di cui ai commi 6
e 7, e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a
50.000 euro per ciascun apparecchio e con la chiusura dell’esercizio
da trenta a sessanta giorni.».
Art. 28
Disposizioni finanziarie
1. Il Fondo per interventi strutturali di politica economica, di
cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n.
282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n.
307, e’ incrementato di 116,8 milioni per l’anno 2020 e di 356
milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022.
2. Agli oneri derivanti dagli articoli 12, commi 1, 3, 4, 5, 6, 7,
8, lettera b), numeri 2) e 3), e dal comma 1 del presente articolo,
pari a 6.297 milioni di euro per l’anno 2019, a 7.710,8 milioni di
euro per l’anno 2020, a 7.458 milioni di euro per l’anno 2021 e a
7.619 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022, e dagli
articoli 14, 15, 16, 17, 18, 20, 21, 23, 24, 26 e 27, comma 5,
valutati in 4.719,1 milioni di euro per l’anno 2019, in 8.717,1
milioni di euro per l’anno 2020, in 9.266,5 milioni di euro per
l’anno 2021, in 8.437,2 milioni di euro per l’anno 2022, in 6.646,7
milioni di euro per l’anno 2023, in 4.202,5 milioni di euro per
l’anno 2024, in 3.279,5 milioni di euro per l’anno 2025, in 2.315,3
milioni di euro per l’anno 2026, in 2.685,8 milioni di euro per
l’anno 2027 e in 2.214,2 milioni di euro annui decorrere dall’anno
2028, si provvede:
a) quanto a 6.527,9 milioni di euro per l’anno 2019, a 7.594
milioni di euro per l’anno 2020, a 7.535,2 milioni di euro per l’anno
2021 e 7.263 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022,
mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1,
comma 255, della legge 30 dicembre 2018, n. 145;
b) quanto a 3.968 milioni di euro per l’anno 2019, a 8.336
milioni di euro per l’anno 2020, a 8.684,0 milioni di euro per l’anno
2021, a 8.143,8 milioni di euro per l’anno 2022, a 6.394,1 milioni di
euro per l’anno 2023, a 3.687,8 milioni di euro per l’anno 2024, a
3.027,9 milioni di euro per l’anno 2025, a 1.961,9 milioni di euro
per l’anno 2026, a 2.439,6 milioni di euro per l’anno 2027 e a
1.936,6 milioni di euro annui decorrere dall’anno 2028, mediante
corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 256,
della legge 30 dicembre 2018, n. 145;
c) quanto a 520,2 milioni di euro per l’anno 2019, a 497,9
milioni di euro per l’anno 2020, a 505,3 milioni di euro per l’anno
2021, a 649,4 milioni di euro per l’anno 2022, a 608,6 milioni di
euro per l’anno 2023, a 870,7 milioni di euro per l’anno 2024, a
607,6 milioni di euro per l’anno 2025, a 709,4 milioni di euro per
l’anno 2026, a 602,2 milioni di euro per l’anno 2027 e a 633,6
milioni di euro annui decorrere dall’anno 2028, mediante
corrispondente utilizzo delle maggiori entrate e delle minori spese
derivanti dal presente decreto.
3. Fermo restando il monitoraggio di cui all’articolo 1, comma 257,
della legge 30 dicembre 2018, n. 145, l’INPS provvede, con cadenza
mensile per il 2019 e trimestrale per gli anni seguenti, al
monitoraggio del numero di domande per pensionamento relative alle
misure di cui agli articoli 14, 15 e 16, inviando entro il 10 del
mese successivo al periodo di monitoraggio, la rendicontazione dei
relativi oneri anche a carattere prospettico al Ministero del lavoro
e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle
finanze relativi alle domande accolte.
4. Ai sensi di quanto previsto all’articolo 1, comma 257, della
legge 30 dicembre 2018, n. 145, nel caso in cui emerga il verificarsi
di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto alle previsioni
complessive di spesa del presente decreto, il Ministero dell’economia
e delle finanze assume tempestivamente le conseguenti iniziative ai
sensi dell’articolo 17, commi 12, 12-bis, 12-ter, 12-quater e 13
della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
5. Ai fini dell’immediata attuazione del presente decreto, il
Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare
con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.
6. Alle attivita’ previste dal presente decreto, con esclusione di
quanto stabilito ai sensi dell’articolo 12, le amministrazioni
pubbliche interessate provvedono nei limiti delle risorse
finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente e
senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Art. 29
Entrata in vigore
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione
in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 28 gennaio 2019
MATTARELLA
Conte, Presidente del Consiglio dei
ministri
Di Maio, Ministro del lavoro e
delle politiche sociali
Tria, Ministro dell’economia e
delle finanze
Bongiorno, Ministro per la pubblica
amministrazione
Bonafede, Ministro della giustizia
Visto, il Guardasigilli: Bonafede

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