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CGIL: Pensioni “pronti alla mobilitazione”
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CGIL: Pensioni “pronti alla mobilitazione”

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CGIL: Pensioni “pronti alla mobilitazione”

CGIL: Mattinale speciale PENSIONI

Roma – Domenica 19 novembre 2017

PENSIONI, NUOVO RINVIO A MARTEDI’.

IL GOVERNO PRESENTA DUE NUOVE PROPOSTE, MA PER LA CGIL ANCORA NON CI SIAMO.

PRONTI ALLA MOBILITAZIONE

Quello di ieri a Palazzo Chigi avrebbe dovuto essere l’incontro definitivo. E invece governo e sindacati confederali si sono dati un nuovo appuntamento per martedì alle 9.30. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni si è presentato ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil con due nuove proposte sulle pensioni: lo stop al rialzo dell’età pensionabile anche per le pensioni di anzianità e un fondo per la proroga dell’Ape sociale. Ma il metro di confronto per giudicare il pacchetto complessivo sulla previdenza non può essere quello che era stato proposto in questi giorni in tema di allargamento della platea dei beneficiari dello stop dell’innalzamento a 67 dell’età pensionabile, ma gli impegni che erano stati assunti nella trattativa complessiva sulle modifiche da apportare all’attuale sistema previdenziale frutto della riforma Fornero.  Per questo la leader della Cgil, Susanna Camusso ha detto che “dal punto di vista degli impegni assunti dal governo nel settembre 2016 rispetto alla fase due, le distanze mi paiono evidenti”.

“Troppo ristretta – ha aggiunto – anche con la nuova proposta, la platea dei beneficiari delle agevolazioni sull’aumento dell’età per la pensione”. Oltre che sulle donne Camusso sottolinea “nessuna disponibilità da parte del governo”

sui giovani. Quanto agli esentati dall’innalzamento dei requisiti per la pensione, secondo Camusso “continuiamo a parlare di una platea molto ridotta” e le novità “non cambiano il numero e le dimensioni”.

#Pensioni. Resta una grande distanza rispetto a impegni che il Governo aveva già assunto. Fissato un ulteriore incontro martedì ma difficili cambiamenti significativi. La nostra valutazione rimane negativa e confermiamo la necessità di reagire attraverso la #mobilitazione scrive su Twitter la confederazione.  La leader della Cgil parla oggi sul Corriere della Sera (intervista di Enrico Marro, vedi più avanti) e domani su RadioArticolo1.

SUSANNA CAMUSSO AI MICROFONI DI RADIOARTICOLO

Domani mattina (ore 10) il segretario generale spiegherà a RadioArticolo1 la posizione della Cgil e darà le indicazioni per la mobilitazione del 2 dicembre.  In diretta su www.radioarticolo1.it e in radio, in modulazione di frequenza (103,300), per chi è a Roma SU RASSEGNA SINDACALE (www.rassegna.it) la sintesi della proposta del governo. Ieri il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, si è presentato al tavolo della previdenza coi sindacati con due nuove proposte che si aggiungono al pacchetto pensioni del governo. La prima riguarda l’estensione anche alle pensioni di anzianità (oltre alle pensioni di vecchiaia) delle esenzioni dall’aumento di cinque mesi delle categorie definite gravose. Finora il governo aveva escluso dall’aumento dell’età pensionabile, determinante per accedere alla pensione di vecchiaia, quella che dipende cioè soltanto dall’età, 15 categorie lavorative. Con la nuova proposta, sempre per quanto riguarda le medesime categorie, si estende la salvaguardia anche per i lavoratori che vanno in pensione per anzianità contributiva. Per andare in pensione in anticipo rispetto all’età di vecchiaia (l’ex pensione di anzianità contributiva) dal 2019 saranno infatti necessari

43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. Questo lo scatto conseguente all’adeguamento dell’aspettativa di vita, aumentata di 5 mesi. Al momento per l’uscita anticipata verso la pensione ci vogliono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne. La nuova proposta del governo allarga lo stop già proposto per le 15 categorie di lavori gravosi, per i quali è stata prospettata l’esenzione dall’aumento (sempre di cinque mesi) dell’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni dal 2019 (oggi a 66 anni e 7 mesi).

La seconda proposta è l’istituzione di un fondo per i potenziali risparmi di spesa con l’obiettivo di consentire la proroga e la messa a regime dell’Ape sociale. Le proposte sono contenute in un documento di tre pagine sui quali i sindacati si sono poi confrontati.

SUL SITO DELLA CGIL NAZIONALE è possibile rileggere l’analisi tecnica della proposta del governo sulle pensioni elaborata (prima dell’incontro di ieri) dall’Ufficio previdenza della confederazione:

http://www.cgil.it/previdenza-cgil-la-proposta-del-governo-costa-61-mln-nel-triennio-esonera-innalzamento-eta-solo-2-delle-uscite/

LE PENSIONI SUI QUOTIDIANI DI OGGI

Quasi tutti aprono oggi con le pensioni, il tema della previdenza e delle proposte del governo riempie le pagine interne.

Sul Sole 24 ore scrivono Davide Colombo e Marco Rogari (“Pensioni, niente scatto anche per le anticipate. Fondo per l’Ape sociale”) e Giorgio Pogliotti (“Sindacati divisi: della Cgil, ok da Cisl, Uil rilancia”, p.3).

Sul Corriere della Sera – che propone una intervista di Enrico Marro a Susanna Camusso (vedi più avanti), scrive Claudia Voltattoni (“Pensioni a 67 anni. Gentiloni rilancia, ma l’intesa non c’è, sindacati divisi”, p.2). Sempre sul Corriere Paola Pica riporta “l’amarezza di Padoan per la mancata firma” (p.2).

Su Repubblica scrive Valentina Conte (p.4): “”Camusso, strappo sulle pensioni, nessun accordo, ora in piazza”.

Sul Messaggero (p.2), Luca Cifoni. “Pensioni, ecco i rischi senza intesa. Il governo: no allo scatto sulle pensioni d’anzianità, ma il sindacato si spacca”. Sulla pagina successiva del Messaggero Alberto Gentili parla dell’amarezza del premier Gentiloni e rilancia le sue accuse: “Camusso fa il gioco di Mdp”.

Su La Stampa scrive Nicola Lillo (p.6): “Più esenzioni nella riforma della previdenza. Cgil: non basta”. Sempre sulla Stampa da segnalare un commento molto critico contro la Cgil di Francesco Bei: “Trentin e i parolai”.

Sul Fatto Quotidiano scrive Roberto Rotunno: “Pensioni, l’ultima apertura non ferma la Cgil: è sciopero” (p.11).

Sull’Avvenire scrive Nicola Pini: Pensioni, la Cgil dice ancora no. Furlan: firmiamo. Il governo si gioca anche la carta dell’anzianità”.

Sul Manifesto (che dedica la copertina all’Alta pensione) scrive Massimo Franchi: Un tavolo senza accordo e una ricostruzione delle proposte governative da Renzi a Gentiloni “Dall’Ape renziana fino a Gentiloni, negoziato infinito con pochi spiccioli” (p. 2).

Sul Secolo XIX ancora Nicola Lillo: “Pensioni, il governo offre più esenzioni, ma la Cgil dice no”. Sempre sul Secolo XIX una intervista di Alessandro Barbera alla segretaria generale della Cisl: “Anna Maria Furlan: Susanna sbaglia, ottenuto più di quanto chiesto un anno fa”

(p. 5 Sulla Gazzetta del Mezzogiorno scrive Barbara Marchegiani (“Sindacati divisi”)

SUSANNA CAMUSSO RISPONDE A GENTILONI DALLE COLONNE DEL CORRIERE DELLA SERA: “NON SIAMO NOI A FAVORIRE IL VOTO PER SALVINI”

L’intervista al segretario generale è firmata da Enrico Marro (Corriere della Sera, p.3).

La Cgil boccia anche le ultime proposte del premier, Paolo Gentiloni.

Ma il sindacato tornerà dal governo martedì. Perché?

«Perché — risponde la segretaria della Cgil, Susanna Camusso — il governo non ha risposto alle richieste di chiarimento sulle risorse che impegnerebbe sulle sue proposte».

Non si tratta di 300 milioni di curo per evitare a un lavoratore su dieci di subire l’aumento di 5 mesi dei requisiti per la pensione?

«I 300 milioni in realtà sarebbero nell’arco di io anni e, secondo i nostri calcoli, la platea interessata non supererebbe i1296 dei lavoratori. Proposte che non rispettano gli impegni che il governo stesso ha preso nel settembre 2016. Non c’è niente per i giovani e per le donne con lavori di cura».

L’impressione è che la Cgil non faccia più in tempo a fermare la mobilitazione. Si parla già di una manifestazione nazionale per il 2 dicembre.

E così ? «Decideremo dopo l’incontro di martedì. Il governo sta perdendo la grande occasione di dare le risposte attese dai lavoratori, giovani e donne».

Si arriverà allo sciopero generale?

«La segreteria della Cgil ha ricevuto dal Direttivo un mandato che non esclude nulla. Gradueremo le iniziative sulla base delle risposte del governo e in parallelo alla discussione parlamentare».

Cosa manca nelle proposte di Gentiloni?

«La pensione garanzia per i giovani. Il principio di equità sul contributivo: oggi se hai una buona carriera puoi andare in pensione tre anni prima, perché maturi un assegno superiore a 2,8 volte il minimo; se invece sei un lavoratore discontinuo o di categorie povere, devi inseguire l’aspettativa di vita fino a 70 anni».

Meglio rinviare a giugno la decisione sullo scatto di 5 mesi ? 

«Si, ci sarebbe il tempo per definire un sistema più equo». Il rinvio darebbe un pessimo segnale ai mercati, dice il governo  «Un’ottima ragione perché fosse il governo stesso a dare le risposte che non ha dato».

Gentiloni offre per 15 categorie di lavori gravosi l’esclusione dall’aumento dei 5 mesi anche per la pensione anticipata e la disponibilità a prorogare l’Ape sociale nel 2019. Non è poco.

«Cinque mesi che non scattano sulla pensione anticipata interessano poco queste categorie di lavori gravosi, dove è quasi impossibile raggiungere 42 anni e 10 mesi di contributi. Resta allora la pensione di vecchiaia: ma se per esentarli dallo scatto a 67 anni fissi il requisito di 30 anni di contributi invece dei normali 20 anni, riduci la platea ai minimi termini. Quanto all’Ape, non c’è la proroga ma la disponibilità a costituire un fondo con eventuali risparmi dal sistema previdenziale per coprire un’eventuale futura decisione».

Il sindacato è diviso. La segretaria della Cisl, Annamaria Furlan, dice che dovreste rivendicare come vostre conquiste le concessioni del governo e non lasciare campo al Parlamento perché sarebbe una sconfitta per il sindacato. Non ha ragione?

«Dipende da quello che decide il Parlamento. Quanto al sindacato, che credibilità ha se dà un giudizio positivo su un documento del governo che è la negazione di impegni presi? Noi siamo andati dai lavoratori a spiegare che ci sarebbe stata una fase 2 e dobbiamo essere coerenti».

Non avete fatto grandi proteste quando fu varata la riforma Fornero e ora scendete in piazza davanti a un governo che la ammorbidisce?

«Le proteste ci furono. Oggi sono considerate insufficienti, ma bisognerebbe ricordarsi del clima che c’era nel 2o11. La contraddizione presente è appunto questa: quella tra un governo che racconta che è ripartita la crescita, ma non è capace di dare risposte ai lavoratori e ai pensionati che hanno fatto i sacrifici maggiori».

Secondo lei, la riforma Fornero va smontata? E per sostituirla con cosa?

«La nostra proposta prevede una fascia flessibile di pensionamento fra 62 e 7o anni a scelta del lavoratore. Bisogna inoltre ricalibrare il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita che cresce indefinitamente solo da noi. In Germania si andrà in pensione a 67 anni ma nel 2030 e senza ulteriori aumenti».

Che cosa risponde a Gentiloni, secondo il quale l’intransigenza della Cgil spiana la strada alla Lega di Salvini?

«Che se non dà risposte positive alle richieste della maggioranza del Paese, è lui che indirizza il voto in altre direzioni».

La Cgil avrebbe problemi se le risposte che vuole arrivassero in Parlamento col voto di Salvini e dei 5 Stelle?

«A noi interessa il merito. Per il resto non dimentico che fu la Lega a introdurre con Maroni l’aggancio all’aspettativa di vita. Ora Salvini ha cambiato idea? Ne prendo atto».

Segretario, il prezzo della tutela di chi sta per andare in pensione non lo pagherebbero ancora i giovani?

«Si continua a insistere su questa presunta contrapposizione quando è un fatto che le riforme non hanno dato un posto di lavoro ai giovani.

Quanto al debito pubblico, non è aumentato per via della spesa previdenziale, che sta scendendo dopo tutti i tagli. Bisognerebbe smettere di far credere ai giovani che il problema sono le pensioni invece che l’evasione fiscale, la corruzione, la mancanza di investimenti, la formazione, la diseguaglianza. Qui non stiamo discutendo di pensionati, ma di gente che non ce la fa più e il governo vuole tenere al lavoro fino a 67 anni».