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8 marzo festa internazionale delle donne: alle origini di una tradizione
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8 marzo festa internazionale delle donne: alle origini di una tradizione

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8 marzo festa internazionale delle donne: alle origini di una tradizione
dall’archivio CGIL

8 marzo festa internazionale delle donne: alle origini di una tradizione

E’ nel 1870 che, per la prima volta, viene esplicitamente avanzata la proposta di istituire una giornata internazionale dedicata alle donne.

In una lettera rivolta a Gualberta Alaide Beccari, direttrice della rivista «La Donna», l’americana Giulia Ward Howe sostiene la necessità di ricordare l’impegno delle donne per la pace con una iniziativa internazionale, da ripetere annualmente, ma la proposta non ebbe seguito.

Ma perché venne scelta proprio la data dell’8 marzo? Molteplici sono le ipotesi avanzate, per individuare l’episodio ispiratore delle celebrazioni: nel 1949, il bollettino della commissione stampa e propaganda del Pci fa risalire l’origine della celebrazione all’ 8 marzo 1848, quando a New York, in una grande manifestazione, le donne rivendicarono diritti politici e pace e lavoro.

Negli anni Cinquanta si diffonde in Francia, ripresa poi anche in altri paesi europei, l’interpretazione che lega l’istituzionalizzazione dell’8 marzo allo sciopero che nello stesso giorno del 1857, vide protagoniste le lavoratrici tessili di New York.

L’ipotesi però più diffusa, e anche quella più nota, individua come origine storica della giornata, l’incendio della fabbrica Cottons di New York, in cui, il 6 marzo del 1908, avrebbero perso la vita 129 operaie, rinchiuse dal padrone all’interno della fabbrica per impedire la loro partecipazione alle agitazioni sindacali.

Si tratta, come evidente di un episodio dalla straordinaria valenza simbolica e in grado, per l’universalità del suo messaggio, di poter essere fatto proprio al di là di pregiudiziali ideologiche dall’ intero movimento delle donne, ma che non regge alla prova della ricerca storica.

Per quella data infatti non risulta traccia documentaria dell’evento né nelle cronache dell’epoca né nei successivi studi di storia del movimento operaio statunitense.

In effetti, nel 1911, «Solidarity», giornale sindacale statunitense, riporta la cronaca di un incendio di immani proporzioni, divampato a New York il 29 marzo 1911, all’interno della Triangle Shirt Waist Company, nel quale sono rimasti uccisi 134 lavoratori, soprattutto ragazze, intrappolati ai piani alti dell’edificio dai titolari della fabbrica per costringerli al lavoro.

La rassomiglianza dell’episodio con la tragedia della Cottons, che sarebbe accaduta tre anni prima, autorizza l’ipotesi di una calcolata retrodatazione dell’episodio per accreditare, nell’ Italia degli anni Cinquanta, l’origine della celebrazione dell’8 marzo al di fuori della tradizione socialista e internazionalista Certa, in quanto documentabile, è solo l’origine delle celebrazioni nel movimento socialista statunitense: è dell’8 marzo 1908, una imponente manifestazione indetta dalle operaie di New York, per la rivendicazione delle 8 ore di lavoro e per il diritto di partecipare alla vita pubblica, mentre una iniziativa del partito socialista americano sui diritti politici delle donne, tenutasi nella stessa città il 3 maggio 1908, per il grande successo ottenuto, verrà replicata in altre città e sarà all’ origine della tradizione statunitense del cosiddetto Woman’s Day.

La prima richiesta formale di istituzionalizzare l’8 marzo come giornata internazionale della donna, avviene nel 1910, durante i lavori della II Conferenza internazionale delle donne socialiste con una mozione assunta poi come risoluzione.

Ne dà notizia il giornale «Die Gleichheit», diretto da Clara Zetkin: «In accordo con le organizzazioni di classe e sindacali del Proletariato, le donne socialiste di ogni nazione organizzano nei loro paesi ogni anno una giornata delle donne che in primo luogo serve come agitazione per il diritto di voto femminile.

La richiesta deve essere considerata alla luce del suo rapporto con l’intera questione femminile espressa dalla concezione socialista.

La giornata della donna deve avere un carattere internazionale e deve essere preparata con ogni cura».

La risoluzione, proposta dalla Zetkin avrà, dalle colonne del suo giornale, larga risonanza in tutto il movimento femminile socialista europeo, anche se non risulta nei documenti conclusivi del Congresso.

Sicuramente, a partire da questa data, le socialiste, pur prendendo le distanze dal femminismo borghese, salderanno, nella giornata della donna i diritti delle lavoratrici al tema dei diritti politici delle donne, in particolare del diritto di voto.

La proposta della Zetkin viene presto ripresa in molti paesi europei, anche se con date diverse, legate alle esperienze di ogni paese.

E’ solo a partire dal 1921 che la data dell’6 marzo viene ufficialmente assunta all’ interno dei lavori del III Congresso dell’Internazionale Comunista.

Nei documenti dell’Internazionale, la data dell’8 marzo appare però legata all’episodio della grande manifestazione di donne che a Pietroburgo, l’8 marzo del 1917, sfidando la polizia zarista, danno inizio ai rivolgimenti che porteranno alla rivoluzione d’ottobre.

In Italia, il Partito socialista, pur avendo formalmente adottato tra i suoi obiettivi il voto alle donne, si mostra diffidente verso la proposta della Zetkin, sarà nel 1922, «l’Ordine nuovo», organo del neo-costituito Partito comunista d’Italia, a lanciare la parola d’ordine dell’8 marzo come giornata internazionale della donna.

Dopo gli anni del fascismo, la tradizione della giornata della donna sarà ripresa in un contesto politico profondamente mutato.

Il “partito nuovo” di Togliatti e l’impegno dell’Udi tenteranno di dare un nuovo significato alla data dell’8 marzo.

In un contesto quale quello della guerra fredda, si accentueranno i temi di giornata di festa e di solidarietà di tutte le donne, mettendo in sordina l’origine rivoluzionaria della giornata.

E’ a quest’ordine di motivazioni che è probabilmente ascrivibile la scelta di assumere come episodio originario il, forse mai avvenuto, incendio della Cottons.

Tentare di ricostruire gli eventi storici che diedero origine alla decisione di individuare nell’8 marzo la data-simbolo in cui ricordare e allo stesso tempo riflettere sulle lotte passate, presenti e future per la libertà delle donne, vuol dire fare i conti con quella che efficacemente lo storico Eric Hobsbawm ha definito “l’invenzione di una tradizione”.

Al di là infatti della ricostruzione degli eventi fattuali all’origine del “mito” (che pure è importante e a cui hanno lavorato in molte, da Tilde Capomazza e Marisa Ombra, alle ricerche di Alessandra Gissi e di Fiamma Lussana, al cui testo queste brevi note sono debitrici), quello che conta è la potenza evocativa del mito proposto, che ha consentito l’affermarsi di una tradizione.

(Testo di Lucia Motti) Bibliografia di riferimento: Fiamma Lussana, voce 8 marzo, in Enciclopedia della sinistra europea nel xx secolo, diretta da Aldo Agosti, Roma, Editori Riuniti, 2000, pp. 520-525; Tilde Capomazzi e Marisa Ombra, 8 marzo.

Una storia lunga un secolo, Roma, Iacobelli, 2009; Storia dell’8 marzo, a cura di Spi Cgil, Fondazione Di Vittorio, Roma, Edizioni LiberEtà, 2009.

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